MARCO DE GASPERI SVELA I SEGRETI DELL’ORTLES HAUTE ROUTE TRAIL

A cura di Maurizio Scilla

Il sei volte iridato della corsa in montagna Marco De Gasperi è riuscito a coronare un sogno che coltivava da parecchi anni, organizzare un trail che partisse e arrivasse dalla sua terra natale, Bormio e coinvolgesse due regioni (la Lombardia e il Trentino Alto Adige) e il Parco Nazionale dello Stelvio.

Nel 2018 è stata inaugurata l’ Ortles Haute Route, 120 km con ben 9000 m di dislivello positivo, perché non utilizzare questo percorso per organizzare un ultra trail su un tracciato di alta montagna così spettacolare?
L’Ortles Haute Route Trail si svolgerà dal 12 al 14 settembre, per i trailer ci sarà solo l’imbarazzo della scelta visto che sono previste tre distanze:
Ortles Haute Route 120 km 9000 m+
Raethia Trail 35 km 2300 m+
Short Trail 12 km 600 m+

Abbiamo incontrato Marco per entrare nei dettagli di questo nuovo evento che sicuramente attirerà l’attenzione di molti trailer italiani e stranieri.

Partiamo dall’Ortles (3905 m), hai raggiunto la sua vetta a 12 anni, nel 2015 hai fatto registrare l’FKT da Solda, quanto sei legato a questa montagna?

Diciamo che da bambino la mia grande passione è sempre stata quella di scalare le montagne,  poi è venuto il momento della “corsa” che mi ha fatto abbandonare l'idea di diventare guida alpina,  cosa che invece mi balenava nella testa quando ero un ragazzino. Le montagne ho iniziato a scalarle quando avevo 8-10 anni circa, seguendo le orme di mio papà e di mio cugino Michele, che è diventato poi una guida alpina e uno scalatore di montagne himalaiane. Lui ha 5 anni in più di me, i primi anni che abbiamo iniziato a fare le cose un po' più “difficili”,  comunque montagne tutte della mia zona, io avevo 10 anni e lui ne aveva 15, per cui lo vedevo già grande.

In realtà era già molto predisposto a fare la guida o comunque ad essere un leader della montagna e sotto l'occhio vigile di mio papà mi ha portato a salire un po' tutte le montagne locali dell' Ortles Cevedale. Io avevo un piccolo quaderno dove segnavo sempre gli obiettivi futuri e l' Ortles,  dopo aver raggiunto la vetta di tante montagne un po' più basse, era la casella mancante, quella importante.

Nel 1989, a 12 anni, sono riuscito a salire sull’Ortles, è stata veramente una bella avventura che mi ha segnato nel profondo. Ricordo la notte in tenda, l'ansia di sapere se un dislivello tale alla mia età, avessi potuto affrontarlo con facilità. In realtà avevo già fatto cose simili, come il Gran Zebru, e altre montagne della zona anche con più dislivello, ma quella era la montagna tanto desiderata,  tanto sognata, il ricordo è rimasto indelebile nella mia mente.

Quando ho fatto registrare il record nel 2015, non si trattava solo di un tempo, era un record sulla montagna simbolo della mia giovinezza, affrontata come stavo facendo a quell'epoca, ovvero correndo. Il giorno del tentativo le condizioni non erano ideali, era una giornata molto calda, ma sono stato forzato dalle condizioni meteo che poi sarebbero peggiorate. Logicamente tutto è migliorabile, infatti il tempo è stato poi abbassato e son contento che sia andata così.

 © Maurizio Torri

Ci racconti com’è nata l’idea di proporre l’Ortles Haute Route Trail e qual è l’obiettivo principe dell’evento?

Ho conosciuto l'Alta Via dell' Ortles all'inizio del 2020, quando si era in epoca Covid. Il progetto è stato lanciato dal Parco Nazionale dello Stelvio nel 2019, più dalla parte altoatesina che dalla parte valtellinese. L’Alta Via percorre questi due territori vicini tra di loro, ma che per storicità si parlano poco. E’ un giro logico intorno alla montagna simbolo e che ha come partenza nella loro idea il Passo dello Stelvio, che è un simbolo anche per la nostra regione.

Conoscevo già più o meno le zone affrontate da quest' Alta Via, organizzare una gara era un progetto che mi frullava già nella testa, in quanto ho sempre pensato che per far sì che le gare abbiano senso, debbano ruotare intorno a una montagna iconica. Esempio classico il Monte Bianco per l’UTMB, è vero, il Monte Bianco è riconosciuto a livello mondiale, l' Ortles molto meno, ma rimane uno dei simboli per tutta l'area, quella che parla tedesco, dalla Germania all'Austria. Basti pensare che l' Ortles è sempre stata la montagna più alta dell'Impero Austro-Ungarico fino all'annessione del Tirolo Italiano all'Italia.

Infatti d'estate tantissimi sono gli escursionisti e gli alpinisti che vanno a fare l'Ortles o visitano questa regione. L’idea di creare una gara non si è mai concretizzata perché ero molto impegnato e non avevo il tempo per pensare a un progetto così.
Quando ho deciso di muovermi ho coinvolto persone con le quali ho un’ottima collaborazione, come Maurizio Torri e Pablo Ureta,argentino che organizza eventi nella sua nazione, da loro è venuta la spinta per partire.
Rispetto all’ Alta Via classica varia il senso del giro, che è anti-orario e la partenza del giro che sarà a Bormio, avendo tante possibilità a livello logistico e anche grazie all'appeal che ha una stazione turistica invernale. Io credo che una location come Bormio debba ampliare  la propria clientela; dopo lo sci e il ciclismo, in cui vanta già grande tradizione e popolarità, il trail potrebbe essere davvero una scelta, un'opportunità.

L'obiettivo principale dell'evento è proprio promuovere la zona dell'Alta Valtellina e una parte di Alto Adige, portare tanti hikers, camminatori sui sentieri e portare un turismo molto più slow, molto più consapevole sulle montagne.

Quali sono le caratteristiche del tracciato, che si sviluppa prevalentemente in quota e prevede ben tre scollinamenti oltre i 3000 m di quota: Passo Zebrù (3006 m), Rifugio Casati (3270 m), Passo del Madriccio (3123 m)?

Innanzitutto credo non ci sia una gara che abbia una varietà così grande di tracciato, di punti panoramici e condizioni del terreno. Forse la Cervino Ultra Race, in quanto si attraversa un ghiaccio, ma ora è diventata un po' più corta. La prima parte dell’ Ortles Haute Route Trail presenta piuttosto corribili, poi già dal quindicesimo km inizia a diventare più tecnica.
La salita verso il Rifugio Quinto Alpini (2877 m), è ripida e su ghiaioni, poi salendo verso il Passo Zebru (3006 m) si trovano alcuni tratti con catene, nulla di troppo difficile ma che può rappresentare una difficoltà per il trailer meno evoluto dal punto di vista della montagna.
Al Rifugio Pizzini, attorno al 30 km, ci sarà un cancello (8 ore), per fare in modo che tutti possano percorrere il tratto successivo molto impegnativo con tranquillità e soprattutto senza la difficoltà della notte.

Il ghiacciaio rappresenta il picco massimo dal punto di vista della difficoltà. Bisognerà prestare attenzione al pericolo crepacci che normalmente non sono presenti in questo tracciato sul ghiacciaio. Il tutto verrà messo in sicurezza dalle Guide Alpine e ci saranno volontari pronti a intervenire.  Da lì in avanti il tempo massimo non diventa più così difficile da portare a casa. Il  cancello al Pizzini è per forza di cose un pochino stretto, ma fattibile dalla maggior parte dei concorrenti.
Ci sarà un altro passaggio a 3123 metri di quota, attorno al 40 km, al Passo del Madriccio quindi dalla Val Martello si passa in Val di Solda e si scende verso l'abitato di Solda (57 km), dove si troverà la base vita. L'altro punto alto è ovviamente il Passo dello Stelvio, in realtà  prima di arrivare al passo, si va un pochino sopra, ai circa 2950 metri del Pizzo Trelingue. Da passo mancano circa 30 km ma tendenzialmente sono quasi  tutti in discesa.
Per cui i tre punti focali sono il Passo Zebru a 3006 metri, il Rifugio Casati,  ovvero il Passo di Solda a 3270 metri e poi il Passo del Madriccio a 3123 metri. In condizioni normali “estive”, senza grandi problematiche di tempo inclemente, questi passi sono transitabili senza difficoltà, sono poco tecnici.

© Maurizio Torri

Quali sono i luoghi iconici?

Il Passo dello Stelvio  perché è quello più conosciuto in assoluto. Le vette che circondano il Passo furono grandi protagoniste nel corso della prima guerra mondiale: il gruppo dell’Ortles – Cevedale fu il fronte occidentale dei combattimenti che videro coinvolti i nostri soldati. Si è combattuto fino ai 3900 m dell’Ortles. In zona si trovano tante reliquie,  tanti camminamenti, trincee, reperti che riportano la memoria di questa grande battaglia, tutto questo ti fa riflettere  quanto dura fosse la vita a quelle quote.  Molto bella la zona dei Laghi di Cancano, due bacini artificiali, in una valle incantata a 15 km dall’arrivo.
Somo molti i luoghi da vedere, se devo sceglierne ancora uno, direi il Rifugio Serristori, che è un  vero balcone sulla nord dell'Ortles, del Gran Zebru e del Piccolo Zebru, la triade mitica  di quest'area.  

Che consigli ti senti di dare a chi affronterà questo spettacolare tracciato?

Da fine giugno in avanti, si può venire in Alta Valtellina per testare il tracciato. Il vantaggio è che può essere percorso in 5/6 giorni e in questo modo ci si può rendere conto delle difficoltà e vivere l’avventura.
Il Rifugio Quinto Alpini, il Rifugio Pizzini, il Rifugio Nino Corsi, la Capanna Madriccio, il Rifugio Città di Milano, il Rifugio Solda, il Rifugio Serristori, il Rifugio Forcola, il Rifugio Solena, sono per esempio i posti dove è possibile fare tappa.
Personalmente ho pensato a una proposta interessante, che uscirà a breve anche tramite l’ufficio turistico di Bormio, l’idea è di proporre il percorso diviso in tappe a seconda dell’allenamento del partecipante. Spero che l’idea piaccia, è anche un’occasione per allenarsi in quota e vedere luoghi che altrimenti difficilmente si vedono.
La gara la consiglio a tutti gli amanti della montagna, perché è tipicamente alpina, 9000 m di dislivello per 120 km, si svolge a quote mediamente elevate e poche volte si scende sotto i 1200 m. Quindi bisogna anche avere un bagaglio di esperienze per questi tipi di salite.
Sono sicuro che l’amante della montagna apprezzerà, il trailer evoluto si troverà a suo agio. A chi affronta gare “alpine” per la prima volta consiglio la 30 km. L’anno prossimo speriamo di ampliare la scelta sulle distanze e quindi aumenteranno le possibilità di godersi i nostri sentieri.

© Maurizio Torri