Il pacco gara è una cagata pazzesca

di Francesco Rigodanza

(pezzo ad alta concentrazione di parolacce, non fatelo leggere ai bambini così possono essere innocenti per sempre)

 

Siamo strani. E pieni di controsensi.

Ci vantiamo dello “Spirito Trail”, del “Terzo tempo”, di “io non getto i miei rifiuti”, di essere un sport “semplice”.

Una gigantesca marea di stronzate. Paroloni da usare quando ci fa comodo.

Il pacco gara è l’esempio migliore della nostra incoerenza.

Nella maggior parte degli sport è un concetto che non esiste. Calcio, Tennis, Sci… già il Pastaparty è un’idea un po’ strana. Noi il pacco gara lo abbiamo preso dalle podistiche e dalle maratone e lo abbiamo estremizzato.

In origine era un modo degli sponsor di farsi conoscere tramite piccoli gadget e volantini. Noi lo abbiamo trasformato in un elemento chiave, il design della maglietta viene annunciato e commentato mesi prima, il contenuto viene discusso in abbondanza (più del percorso) e confrontato subito con il prezzo dell’iscrizione. La presenza dello sponsor risalta sempre meno.

Ci abbiamo pure aggiunto il premio Finisher. Perché sfoggiare uno smanicato di plastica con su scritto “Ultrastacippa finisher” è molto più importante dell’appagamento personale, della sfida vinta. Come è possibile che la notizia principale dell’UTMB 2017 sia stata la lamentela sul gilet consegnato al traguardo? Come è possibile che all’arrivo di Cortina abbia visto gente litigare per il colore del piumino? Cazzo, hai appena finito di correre 120 km e tutto quello che sei riuscito ad imparare è che sei una testa di minchia?

Ma come? Le nostre prove di resistenza non sono una ricerca estrema dell’essenzialità, non stiamo cercando di riscoprire i nostri bisogni essenziali, di sentirci liberi con il minimo indispensabile?

Il pacco gara è tanto fumo e niente arrosto.

È pieno di cose che non ci servono, magari cose che desideriamo, cose che ci piacciono. Ma niente di cui abbiamo bisogno veramente. C’è una bella differenza. Che di magliette tecniche o di cotone ci esplode ormai l’armadio. Che di borracce non so più cosa farne e grazie per la pasta e la bottiglia di vino, ma al Lidl potevo passarci anche io prima. È pieno di volantini e minchiate di plastica che se va bene buttiamo nella spazzatura, se va peggio ci decoriamo gli spogliatoi e i parcheggi circostanti. Ci indigniamo per un gel su 80 km di gara, ma se poi la zona arrivo è una discarica non ce ne frega niente.

Siamo stati bravissimi a creare uno sport per cui serve poco o niente e siamo stati bravissimi a riempirlo di cose che non servono assolutamente a niente.

E se il pacco gara lo togliessimo, se le cose importanti fossero percorso, balisaggio e sicurezza? Dovrebbero bastare. Togliamo i premi ai primi, il pacco gara, la tessera a qualche federazione, il premio finisher, i ristori gourmet, la moltitudine di foto.

Mi iscrivo a una gara di corsa solo per “correrla”.

Cose da matti eh?

 

Dimensione Rigodanza, Spirito Trail, n. 111, aprile 2018