IL MOSTRO CHE SALVÒ LEADVILLE

(articolo originariamente apparso sulla rivista Spirito Trail con il titolo “La gara che salvò una città”)

Disperato. Si sentiva proprio così Ken Chlouber un minatore di Leadville, in Colorado, nell’inverno del 1982, quando la Climax Molybdenum chiuse anche l’ultima miniera della città. Mentre percorreva la Main Street in sella alla sua Harley Davidson, con il cappello da cowboy calato fin sugli occhi, Ken si chiese cosa ne sarebbe stato dei quattromila abitanti che vivevano a Leadville. La miniera di molibdeno era l’ultima riserva di ossigeno che teneva in vita una città che negli ultimi cinquant’anni non aveva fatto altro che scendere la china di un’inarrestabile declino. Sorta verso il 1860 durante la corsa all’oro, aveva conosciuto il suo periodo di massimo splendore venti anni più tardi con la scoperta di grandi filoni d’argento nelle montagne circostanti. Guardandola adesso nessuno avrebbe potuto sospettare che un secolo prima era cresciuta a dismisura, raggiungendo i 40.000 abitanti e diventando la seconda città più popolosa dello stato preceduta solo dalla capitale Denver. La crescita e la ricchezza avevano attirando tutte le figure tipiche dell’epopea del “Vecchio West”: pistoleri e cacciatori di taglie, prostitute e predicatori, giocatori d’azzardo e minatori. Per Leadville passò anche Oscar Wilde, nel 1882 durante il suo tour degli stati dell’ovest americano. Entrò in uno dei tanti saloon della città dove vide (sono parole sue) “la migliore forma di critica d’arte che io abbia mai visto”: sopra il pianoforte c’era un avviso a stampa: “Non sparate sul pianista. Fa del suo meglio”.

Con l’esaurirsi dell’argento però la città aveva cominciato a morire e già nel 1900 la popolazione era scesa a dodicimila abitanti. Le due guerre mondiali prima e la guerra fredda poi avevano tenuto alto la quotazione del molibdeno, che veniva utilizzato per rinforzare l’acciaio di navi e carri armati. Il processo di disgelo nelle relazioni diplomatiche con i russi aveva fatto crollare la richiesta del “Moly”, come lo chiamavano affettuosamente i minatori, e dato il colpo di grazia alla miniera.

Da un giorno all’altro Leadville si trasformò da una tranquilla città di provincia nella città più desolata e disperata degli Stati Uniti. Su ogni dieci maschi adulti di Leadville, otto timbravano il cartellino alla Climax e gli altri due che non lo facevano dipendevano economicamente dai primi otto. Un secolo prima Leadville era la città dal reddito pro capite più alto di tutto il Colorado, ora invece era diventata la città più povera dello stato.

Non può andare peggio di così” si disse Chlouber passando davanti ai cancelli che chiudevano l’ingresso alla miniera. E invece iniziò a peggiorare. Di giorno in giorno si moltiplicavano i casi di alcolismo, di violenze familiari su mogli e figli. Una specie di psicosi collettiva si era impadronita di Leadville, quasi un ultimo sussulto di una città morente che presto si sarebbe trasformata in uno dei tanti luoghi fantasma che popolano il vecchio West.

I veri fantasmi eravamo diventati noi stessi” ricorda Robert Woodward, il medico che lavorava al pronto soccorso. “Ogni sera dovevo amputare le dita dei piedi agli ubriachi che erano caduti addormentati nella neve o ricucire gli zigomi alle mogli che arrivavano in piena notte accompagnate dai loro figli terrorizzati. Chi era riuscito a rimanere sano di mente decideva di andarsene prima di impazzire definitivamente.”

L’ultima speranza rimasta alla città era il turismo. Ma era una speranza vana: chi mai avrebbe voluto trascorrere le proprie vacanze in una città appollaiata tra le Montagne Rocciose ad un’altitudine di tremila metri, circondata da montagne brulle che sembrano essere state teletrasportate lì direttamente da un altro pianeta? Una città nella quale si congelava per nove mesi all’anno, le cui montagne non avevano pendenze adatte allo sci, e dove l’aria era così rarefatta che perfino respirare costava una fatica del diavolo? Leadville non piaceva nemmeno ai fanatici del trekking: la natura era così selvaggia che solo i corpi scelti della Mountain Division vi si accampavano per svolgere esercitazioni che servivano a temprare le giovani reclute. Come se ce ne fosse bisogno, a peggiorare le cose c’era anche la reputazione stessa di Leadville, che per decenni era stata la città più pericolosa del “Wild West”, un’autentica trappola mortale in cui si aggiravano pistoleri pericolosi come serpenti a sonagli. Doc Holliday e Wyatt Earp vi si erano stabiliti dopo la sfida all’OK Corral e perfino il temuto Jesse James capitava spesso in città attratto sia dall’argento delle compagnie minerarie sia dagli infiniti rifugi sulle montagne vicine da cui nemmeno un battaglione dell’esercito sarebbe riuscito a stanarlo. La fama di Leadville era così tremenda che nel 1940 ai commandos della Mountain Division fu proibito recarsi in città dopo l’addestramento: l’esercito riteneva quei ragazzi sufficientemente preparati ad affrontare i nazisti in guerra, ma non abbastanza per i tagliagole e le prostitute che governavano State Street, la “via del vizio” di Leadville.

 

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Leadville non era un posto per turisti. Era un posto per uomini duri e per donne ancora più dure degli uomini. “Ma certo!” esclamò Chlouber, “questa è l’unica nostra attrattiva!”. Ken Chlouber aveva letto di Gordy Ainsleigh, un californiano che aveva corso a piedi una gara di 100 miglia riservata ai cavalli, facendo nascere la Western States. Chlouber non aveva mai corso nemmeno una maratona, ma si disse che se un hippie della California era riuscito a correre per 100 miglia non doveva poi essere così difficile. Una gara normale non avrebbe mai fatto riacquistare a Leadville la notorietà perduta: doveva trattarsi di qualcosa di speciale, di cui tutti avrebbero parlato e a cui tutti i maratoneti degli Stati Uniti avrebbero voluto partecipare. Così Ken Chlouber invece di una corsa creò un mostro. La linea di partenza della Leadville Trail 100 Mile è situata ad un’altezza doppia rispetto a quella alla quale gli aerei cominciano a pressurizzare la cabina. Il problema è che da lì in avanti il percorso non fa che salire e l’aria diventa sempre più rarefatta! Per dare un’idea grossolana, è come correre quattro maratone di New York di fila con un calzino appallottolato in bocca, e poi una volta arrivati per la quarta volta al traguardo di Central Park, salire e scendere dal Monte Bianco per due volte di fila partendo dal livello del mare.

 

2017 LT100 Run Course Profile

 

Quando Woodward venne a conoscenza di quello che Chlouber aveva in mente, lo affrontò di petto e puntandogli contro un dito con fare minaccioso gli disse: “Non puoi permettere alla gente di correre quella tua mostruosità di 100 miglia a questa altitudine”. Solo un ubriaco o una persona terribilmente seria avrebbe osato puntare un dito contro un minatore barbuto alto due metri, che ai piedi indossava scarponi taglia 47 e che appariva più solido della roccia che doveva spaccare per vivere. E Woodward non era ubriaco. “Finirai per ammazzare qualcuno così stupido da seguirti in questa idea scema” continuò il medico.

Stronzate!” replicò Chlouber “ammazzare un po’ di corridori forse è proprio quello che serve per riportare Leadville sulla mappa geografica”.

 

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All’edizione del 1983 parteciparono solamente cinquanta persone, ma di quella prima edizione ancora si parla con grande clamore, perché fu lì che nacque la leggenda della “Race Across the Sky” (“La corsa nel cielo”). E fu in quella occasione che Chlouber pronunciò il suo primo discorso che passò agli annali e che ancora oggi viene ripetuto puntualmente prima della partenza. “Siete più forti di quanto pensiate” disse Chlouber ai cinquanta pazzi accorsi dai quattro angoi d’America, e a quelli che apparivano titubanti si rivolse dicendo: “Non c’è bisogno di essere veloci. Ma dovete essere intrepidi”. E intrepido lo fu lo stesso Ken che fu ricoverato in ospedale per un principio di congelamento, ma che negli anni successivi si ripresentò puntualmente al via, portando a termine la gara per ben quattordici volte. E per fortuna nelle ventisei edizioni fin qui disputate non è ancora morto nessuno, anche se “il week-end della Leadville 100” dice Chlouber “è l’unico fine settimana in cui tutti i letti degli hotel e i letti del pronto soccorso sono occupati contemporaneamente”.

 

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Dal 1983 la Leadville 100 continua ad attirare concorrenti da tutto il mondo e accanto al “mostro” si sono affiancate tante altre gare (la maratona, la 100 miglia di MTB, una 24 ore) che per tutta l’estate animano la cittadina del Colorado, che è diventata una sorta di capitale degli sport di resistenza. E anche Ken Chlouber di strada ne ha fatta tanta, diventando senatore del Colorado, eletto una prima volta nel 1996 e rieletto anche nel 2004. Se nessuno avrebbe scommesso sulla sopravvivenza di Leadville, quanti avrebbero immaginato di vedere a Washington un cowboy ultramaratoneta che cavalca i tori e se ne va in giro su una Harley?

 

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