Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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motosega
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da motosega »

A me interessa molto
Anche perchè questo tuo amico Decespugliatore sembra parecchio simpatico ed in gamba 8-) 8-)
Sono sicuro che è uno che cucca alla stragrande
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Boborosso
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da Boborosso »

motosega ha scritto: 19/09/2022, 17:05 A me interessa molto
Anche perchè questo tuo amico Decespugliatore sembra parecchio simpatico ed in gamba 8-) 8-)
Sono sicuro che è uno che cucca alla stragrande
magari lo conosci, chissà!

Krapotkin ha scritto: 19/09/2022, 16:36 @Boborosso grazie ma non ci interessano i racconti di gare di serie B in terra straniera . Il tema caldo ed attuale è quello relativo al TOR.

Grazie ancora
A presto.
Ciao



:lol: :lol:







:P ;)
Credimi che l'ho pensato anche io :lol:
Purtroppo per te, e un po' per tutti, quest'anno sono stato in Insvissera e ti tocca accontentarti :roll:

Seconda tappa – Fiesh - Eisten

Base vita di Fiesh! Arrivo mezz’ora dopo di Dece, ci scriviamo, vado a fare la doccia e farmi mettere i tape. Ci incontriamo nella mensa, dove mangio bene, ci accordiamo per ripartire assieme, senza dormire, come da programma. Chiamo mia moglie. Dece mi dice di tagliare, saluto mia moglie un po’ troppo presto e vado a tornare il borsone all’organizzazione per ripartire veloce. Per non far aspettare il mio amico non metto la crema antiabrasioni né quella per le giunture (sono vecchietto dentro e ne ho bisogno), non stringo le scarpe (ho tolto i bendaggi e relativo spessore, i piedi adesso si muovono nelle scarpe) e partiamo assieme. E 2.
Nel cielo ogni tanto si vedono dei lampi, dalle mie parti d’estate questi sono lampi di calore. Mentre avanziamo parlucchiando, io e il Dece, ci confrontiamo sull’origine di questi lampi, speriamo non ci siano temporali… aspetta un attimo… l’impermeabile che avevo appeso ad asciugare dal sudore… l’ho preso? Apro lo zaino, non c’è… devo tornare indietro alla base vita… 800 metri con 150 metri di dislivello… saluto il Dece, in fondo ho fatto già 800 metri con lui, questa volta bastano. Mi dice che andrà piano per aspettarmi.
Corro alla base vita, baruffo con un volontario che non voleva che entrassi in base vita senza registrarmi, sono appena uscito! Ho dimenticato il K-way. “Che è il chiwyaii?” Ok, finalmente capisce, prendo l’impermeabile velocemente e riparto correndo. Quando sono arrivato al punto in cui avevo lasciato il Dece sono già sfinito. Non è il caso di avanzare così veloce. Rallento. La salita è ben lunga e se lo raggiungo ok, sennò se ne farà una ragione.
Faccio 2 pause salendo, di 2 minuti, spengo la frontale e mi godo il cielo stellato, in fondo sono in ferie. Nel mezzo del sentiero ogni tanto ci sono alberi caduti: cacchio, quando hanno messo le bandierine potevano pulirli, i sentieri… probabilmente per gli organizzatori questo rende tutto più ruspante e godibile…
Arrivo alla cima, poi il sentiero gira a destra e sale di nuovo. Arrivo alla cima giusta, poi il sentiero gira di nuovo a destra…e sale… 2 chilometri di finte cime. Il cielo schiarisce e finalmente arrivo alla vera cima con l’aurora. Discesa rapida e ristoro in una malga, ci sono cavalli e pony nel prato, il ristoro è nella stalla, i pony si avvicinano e assaggiano tutto quello che abbiamo appoggiato, guanti, bastoncini: i gestori cercano di tenerli lontani come possono. Il Dece è lì, si è appena svegliato, ha dormito 20 minuti appoggiato ad una colonna, io mangio formaggio di malga fresco e poi riparto con lui. In discesa non corre, io correrei volentieri ma resto con lui perché mi sento in colpa per non essere stati assieme durante la notte.
Dopo una lunga discesa in compagnia inizia una salita bella pendente, il Dece tiene un passo deciso e io lo lascio andare. Le salite qui sono spesso da 1500 D+ tutto un botto, con pendenze importanti, meglio andare piano. Anche perché sento che c’è qualcosa che non ingrana. Mi siedo, mi faccio una borraccia di sali minerali, vado piano. Mi prefisso di far pausa ogni 400 metri D+, ma la seconda volta devo fermarmi a 250 che non riesco, poi a 150, poi a 70. Sono in difficoltà. Forse dovrei mangiare qualcosa ma rimetto via lo snack come l’ho tirato fuori dalla tasca, nauseato all’idea. Chi mi supera mi squadra in faccia e mi chiede se sto bene, con tono preoccupato. Faccio altri 50 metri. Fanculo, mi siedo. Tiro fuori lo snack e mi impongo di mangiarlo. E tiro fuori un gel e butto giù anche quello. Riparto e in 2 minuti mi sento decisamente meglio. Era solo un calo di zuccheri, che minchione… Arrivo alla cima e mi sparo un panino con mezza tavoletta di cioccolata. Chi mi aveva visto male in salita mi guarda con uno sguardo leggermente sollevato.
Procedo, abbiamo ancora un pezzettino in salita per raggiungere la sella di Nanzliche pass, e poi si scende. Tutti i paesaggi sopra i 2500 qui sono simili, prati di erba secca marrone su un terreno ondulato, sembra più la luna che la terra. Le cime più in alto spesso sono ricoperte di neve o ghiaccio. Ho appena passato una zona di lastroni di pietra ricoperti da muschio verde chiaro molto caratteristico, mentre qui è tutto ambiente-luna. Dopo lo scollinamento si vede la prossima vallata in cui dovremo scendere, con sotto il tipico fiume di ogni valle. Ma mi cade l’occhio su qualcosa a destra che non dovrebbe essere lì… a 2600 mslm c’è una cabina in legno, 1mx1mx2m, esce dalla porta un concorrente con sguardo soddisfatto sistemandosi i pantaloncini. C’è un cesso a 2600 mslm!!! Gli chiedo se è funzionante, mi dice di sì, tutto contento. Un po’ sono geloso ma vado via da quel luogo senza mettere la mia firma.
Trotterello in discesa, ogni tanto cammino, poi vedo un gruppo di turisti, e vuoi non far vedere che stai correndo! Finito il gruppo, giro il tornante e torno a camminare, non serve fare gli eroi, tanto nessuno mi vede. Corro 100 metri e ne cammino altrettanti, alternando.
Adesso il sentiero è facile, sento un pelo di stanchezza più di quello che dovrei, ma do la colpa al caldo, cerco di bere molto. Si sale ancora qualcosina, ma niente di impegnativo. Gibidumpass e poi si scende a Giwx. Incontro, dopo più di 24 ore di gara, i primi turisti che mi fanno un po’ di tifo… Arrivo a Giwx, hanno joghurt con muesli e frutta. Mi propongono la birra ufficiale della gara, no grazie, è analcolica, non sono mica ammalato. La volontaria ride, poi preoccupata per la mia occhiata feroce mi dice che prova a vedere se trova una birra normale. Per fortuna me la trova, ringrazio e vado a sedermi contento con la mia compagna bionda dal culo di vetro. Prendo due porzioni di joghurt. Mi sento che mi fa bene, ma rimango con il pensiero che sto mangiando poco e questo joghurt non può riempirmi a sufficienza.
Riparto.
Mi si accosta un francese, Silver o qualcosa del genere. Cominciamo a parlare in inglese del più e del meno, mentre parliamo sbagliamo strada e allunghiamo di 1 km prima di accorgecene, pace. Insieme la strada è più facile e 10 km, prevalentemente in discesa, volano in un attimo. Arriviamo assieme alla base vita, ci salutiamo e ritrovo il Dece, arrivato giusto 10 minuti prima.
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motosega
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da motosega »

Mi ha detto Dece che pure a Griw vi siete visti, ma siccome tu eri assieme ad una tipa hai evitato di presentargliela perché evidentemente temevi che non riuscisse a resistere al suo fascino 8-)
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da Krapotkin »

Boborosso ha scritto: 06/09/2022, 10:57
.....Trotterello in discesa, ogni tanto cammino, poi vedo un gruppo di turisti, e vuoi non far vedere che stai correndo! Finito il gruppo, giro il tornante e torno a camminare....


Questo è il VERO spiritotrail :lol:


PS a me pare che questo Dece sia "un po' sega".
Mi sbaglio? :mrgreen:
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motosega
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da motosega »

A volte è Dece ed a volte è sega
Più spesso la seconda :lol:
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Boborosso
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da Boborosso »

Ah, il famoso Decesega, parente alla lontana del Motospugliatore :D


Terza tappa – Eisten - Grimentz

Doccia, pranzo, nanna per 1 ora e mezza, imposto la sveglia. Il dormitorio è una palestra di 10x15 con dei materassini di spugna di 5 cm. Ci sono coperte, non serve il sacco a pelo. Chiedo al Dece di prodigarsi come peluche per la nanna, con estro affettuoso si corica nel materassino vicino a me… ah, l’amore… Provo a trovare una posizione decente, ma ho fitte nei piedi, nelle gambe, nelle anche e nella schiena… magari potevo mettere la crema all’arnica prima di mettermi giù, AHIA! Dopo 10 minuti mi addormento comunque. Dormo di un sonno agitato, ogni tanto sento una fitta qui o là, apro gli occhi e mi giro, sempre senza svegliarmi del tutto.

“Hei! Sveglia”
… cos…
“Sveglia, stai russando”
Guardo l’orologio… mancano 7 minuti alla sveglia!
“sì, ma russi alla grande, così almeno dormono un po’ anche gli altri”
Cioè, tu … e poi … che io…??? Chiudo gli occhi e cerco di ritrovare la pace per addormentarmi, ma ormai…
Mi alzo e comincio a prepararmi.
Vado in bagno, ho la faccia ustionata dal sole dopo due giorni in giro per i monti. Metto la crema protettiva nello zainio ma ormai è tardi. Esco e incontro il mio amico Silver. Ha una gamba fasciata… cos’hai fatto? “eh, sono caduto in doccia”, Ma come, hai corso con me su sentieri con pendenze impossibili, rocce, salti, e mi cadi in doccia??? “eh… già… adesso vediamo come va ma ho paura che devo ritirarmi”. Macchesfiga…
Torno nel capannone dove si mangia, comunico al Dece che rischia di perdere la mia amicizia se mi interrompe il sonno di nuovo, senza cattiveria. Chiediamo cos’hanno da mangiare: “pahlenta”. Ascolta, amore mio, si dice polenta. “ok, we have pohlènta, do you want balaggnesy?”. No no, polenta con il pastone (che non è ragù…) no. Prendo polenta, formaggio e salame e mi faccio una bella carica di polente&formadi.
Mangio anche un po’ di cioccolata e me ne infilo nello zaino una mezza tavoletta come snack di viaggio, memore del calo di zuccheri durante il giorno.
Si parte! Usciamo assieme io e il Dece, gli ho spiegato che è evidente che non abbiamo lo stesso passo né in salita né in discesa. Se stiamo assieme rischiamo di farci male e uno dei due non finirà la corsa. Gli dico che sono d’accordo di fare assieme la notte e poi ognuno con il suo ritmo.
Da indicazioni di chi aveva già fatto questa gara, la prima salita è facile, la seconda impestatissima.
Da subito si parte su un prato, salita dritto per dritto, con una pendenza del 50% (perché?), per fortuna dura pochissimo e si arriva al sentiero. Sentiero veramente brutto e brullo, 2-3 km di salita, con pendenza spesso oltre al 40%, sassi, radici, si scivola e in parte c’è spesso un burrone. Scende il buio della notte, con le frontali avanziamo con passo deciso tenendo sempre un occhio verso il burrone pronto ad accoglierci. Il terreno di terra battuta lascia il posto alla roccia, ad un certo punto ci ritroviamo davanti proprio un muro di roccia, scavato leggermente a conca per riuscire a passare sul lato, attrezzato con un cavo in acciaio, i piedi appoggiano sulla roccia pendente, ci teniamo alla corda con il corpo leggermente esposto sul vuoto, mentre quel cax.o di zaino gratta sulla parete e ci spinge verso il burrone. Questo passaggio dura poco, saran stati 5 metri, ma è abbastanza stuzzicante per svegliare anche il più rincoglionito dal sonno. E poi riprende il percorso su terreno battuto, con rocce e radici, non è proprio un sentiero, le bandiere indicano il percorso da fare dritto per dritto. Un cartello avverte che da lì in poi la situazione cambierà: ATTENZIONE, TAGLIO ALBERI.
Un chilometro, o poco più, di tronchi sfrondati lasciati sul terreno, sparsi come Nusret Gökçe rilascia il sale sui grossi pezzi di carne cotti alla brace. Alla cax.o? Esatto. Si salta, scavalca, schiva, passa sotto, si sale e si cammina in equilibrio su tronchi resinosi, sempre con una pendenza della salita del 30-40%, sempre con quel cacchio di burrone con la bocca spalancata in parte.
Questo tratto mette decisamente ansia. Il fatto che sono in compagna del Dece mi fa sentire più sereno. Superiamo un altro corridore, che si accoda a noi per farsi coraggio. Dopo un chilometro superiamo una barriera paravalanghe e lì finalmente ci sediamo un attimo a riposare, l’unico posto tranquillo in cui ci sentiamo sicuri. Per un minuto mi siedo sulla resina sciolta di un tronco, il Dece rimane ad aspettarmi in piedi e ripartiamo, l’altro corridore si era fermato con noi e ci segue a ruota.
Finisce la zona di taglio e scolliniamo, dopo un po' si vede un sentiero vero e proprio e poi diventa strada carrabile. Arriviamo ad un impianto sciistico, cerchiamo di capire se ci sia un ristoro ma non c’è niente, si scende e finalmente c’è un signor ristoro, entriamo, c’è la moquette per terra, ci sono concorrenti che dormicchiano qui e là. Ci servono un piatto caldo a base di cipolla, patata e formaggio fuso (dalle mie parti potrebbe chiamarsi frico, anche se è a strati). Mangiamo e ci mettiamo a dormire 45 minuti, io disteso sulla moquette in un angolo.
Sveglia alle 2 di notte e ripartiamo, adesso si scende e poi si risalirà per quella che dovrebbe essere la salita impestatissima. Se questa salita era facile, nella prossima ci aspettiamo di vedere come minimo i DRAGHI. Tra i due ristori dovrebbero esserci 11 km e 1300 metri in giù e poi in su. Scendiamo tranquilli, valutando la situazione. A metà discesa si vede la frontale di qualche corridore sulla montagna di fronte. Arriviamo al punto più basso e siamo già a 7 km, vuol dire che in 4 km dovremo fare 1300 metri… Iniziamo la “scalata” su un sentiero poco pendente, a margine ogni TOT metri ci sono delle edicole della via crucis, mi immagino che sul muro di ogni tempietto ci sia un foglio con un elenco di imprecazioni suggerite per avanzare. Dai, se c’è una via crucis questo sentiero lo farà anche il prete… i preti svizzeri non penso siano tanto diversi dai nostri, con la pancia e stanchi… o magari il prete svizzero deve avere due polpacci enormi sennò non gli fanno prendere i voti… il sentiero comunque non è troppo pendente, passa un km e abbiamo fatto pochissimo dislivello… ok, 3 km e 1200 metri? Per fortuna alla fine quelli che dovevano essere 11 km saranno quasi 15, la pendenza non è troppo cattiva.
Peccato che, quasi a metà salita…
Dico al Dece che a breve faccio una pausa di 2 minuti.
Il Dece mi risponde “aspettiamo di arrivare a metà salita precisa”, mentre me lo dice si gira, mi guarda in faccia e dice “ok, ci fermiamo subito”. Cosa abbia visto nella mia faccia lo sa solo lui.
Ci sediamo. Spegnamo la frontale.
Hey… così mi viene da vomitare…
“alziamoci allora”
Ripartiamo, mi appoggio un attimo con la spalla su un muro della via crucis, con la sua bella lista delle imprecazioni, ne uso alcune.
Avanziamo, ogni tot mi parte uno sforzo, ma non riesco. Continuo ad avanzare, sono in difficoltà, passo un’ora decisamente dura, ho conati, poi finalmente riesco a sfogarmi ma esce solo acqua. Ho lo stomaco vuoto.
Arriviamo al ristoro di Jungu alle 5.30, all’aperto. Il Dece mi dice di starmene tranquillo un’ora, per togliere stress allo stomaco. Io gli dico di andare avanti, che valuto la situazione, mi prendo un po’ di tempo per me e poi vado avanti. Siamo tipo a 5-6 ore dal cancello orario, posso prendermela comoda. Lo saluto, prendo un brodo caldo. Nel giro di un’ora passo da aver caldo in maglietta e pantaloncini a vestirmi con pantaloni antipioggia, maglia, impermeabile, 2 coperte e brodo caldo ma tremo tantissimo.
Lo so.
Lo so che ho fatto il patatrac.
Adesso intuisco anche che il giorno prima non era solo un calo di zuccheri.
Ma adesso sono qui. E non voglio ancora pensare a quella brutta parola. Il cielo comincia a diventare verde, quel colore che anticipa l’aurora.
Ok, aspetto che schiarisca. La luce dà buon umore. Vado dal volontario, cos’avete da mangiare? “Insalata di patate.”, e basta? “e pane!”
Ok, vorrei… uhm… insalata di patate e pane.
Mangio patate con salsina all’aglio. Mangio anche 3 mandorle.
E riparto. Riparto perché sono qui a correre un ultratrail. Non a piangermi addosso.
Lo so. Lo so che il mio stomaco è malamente.
Dopo 15 minuti mi rimetto in pantaloncini e maglietta, fa caldo.
Dopo 1 ora che sono partito sento l’urgenza di correre nel bosco, con un odore di aglio che non promette nulla di buono.
Svuotato.
Non ho più niente in corpo: le patate sono andate nel bosco. Sistema digerente pulito, non mi puliva così bene nemmeno una lavanda gastrica.
Procedo, un senso di nausea latente. Certo che lo so: adesso sono decisamente fregato. Ripeto alcune righe del bellissimo foglietto delle imprecazioni che mi sono inventato.
Fancuore. Io vado avanti lo stesso. Ho tutto il giorno davanti, mancano 35 km alla base vita, non ho altri impegni oggi che procedere per questo sentiero fino alla base vita. Devo arrivarci per le 21.30. E se non arrivo per le 21.30 ci arriverò più tardi.
Ma me lo devo.
Metto sullo stato whatsapp un aggiornamento di come sta andando. Millemila messaggi di chi mi sta seguendo e mi supporta in questo momento. Non leggo per ora, vado avanti.
La nausea mi accompagna con forza per ore, magari non aiuta anche il sonno. Sono come ubriaco, ecco! Proprio come un ubriaco, che gli sta passando la sbronza. Sensazione di nausea, malessere, rintontimento. Avanzo quasi trascinandomi. Mi rendo conto che sto andando pianissimo. Ma pianissimo è l’andatura che adesso riesco a sostenere, quindi “pianissimo” è il nuovo “a tutta birra”, va bene così.
La parola “ritirato” comincia ad essere sempre più presente nella mia mente.
Verso mezzogiorno sto attraversando una landa desolata di pietroni di 2-3 km, devo stare attento a non mettere male il piede, sono rintontito. Mi sento come se fossi l’ultimo, ma da quello che mi scrive Michela da casa, ho 30-40 persone dietro di me. Mi sento solo, abbandonato.
Dai, adesso arrivo in quel punto, c’è un punto in cui c’è un po’ di muschio, e mi metto a dormire lì 10 minuti. Arrivano due da dietro, faccio finta di cercare qualcosa nello zaino, li lascio passare e poi mi metto giù.
Mi risveglio più energico, qualcosa ha aiutato. Scollino finalmente l’Augustbordpass (2892 mslm) e torno a scendere, alla fine della discesa arrivo al ristoro. Siamo in una stalla, ma il tratto in cui è allestito il ristoro è pulito e profumato, si sono messi di impegno per renderlo accogliente. Mi fanno l’omelette sul momento, poi mi danno anche la raclette. Sempre con porzioncine per persone di 52 kg a dieta, dovrei mangiare perlomeno una frittata di 6 uova con salsiccia e cipolle, altro che queste omelette che ci si riesce a guardare attraverso. Mangio formaggio e un paio di fette di torta, lo stomaco accetta, ma malvolentieri. Mi metto nello zaino due pezzi di torta, ormai do per scontato che alla prossima base vita mi ritirerò. Smessaggio ai 4 venti e riparto per i prossimi 1000 D+.
Le gambe viaggiano tranquille, ma ogni volta che cerco di tenere un’andatura di 300-350 D+/ora mi partono i crampi allo stomaco.
Di fronte ho un panorama stupendo, una montagna ricoperta di neve, sembra una torta a strati, più in basso sulla dx la neve diventa ghiacciaio con le tipiche curve a linguetta, ancora più in giù si vedono i vari rigagnoli di acqua che nascono dal ghiacciaio e, unendosi, diventano fiume. Nonostante io avanzi, il panorama non cambia, questo ghiacciaio deve essere enorme e lontano. Mi siedo un attimo a contemplarlo sotto questo pomeriggio grigio che minaccia pioggia.
La parola ritiro la considero a momenti una parolaccia. Mi sembra l’unica strada, ma forse… forse questo male lo sto inventando. Si sa che la mente fa brutti scherzi. Ok! Ci provo! 15 minuti a 400-450 D+/ora! Ascolto lo stomaco, mi dice che sono un cogl.one. Ma forse, forse non sono in grado di sentire bene? Daaai… non posso ritirarmi. Reimposto la velocità in modalità “pianissimo”. Scollino. Scendendo, mi superano in due concorrenti, uno prima e uno dopo, vorrei accelerare ma non riesco. Se non vedo nero, vedo almeno grigio scuro.
Arrivo al ristoro di Tshaelèet alle 16.00, mi siedo senza prendere niente. “Vuoi un po' di minestra di verdure?”, dai proviamo, poca eh! Lo stomaco accetta, lo sento che quasi ride, che sensazione strana. Ne prendo un’altra tazza. Mangio due pezzi di prosciutto e riparto. Sembra quasi che lo stomaco abbia fatto pace con me.
Cacchio se sto meglio, parto in discesa, mi faccio due conti: mancano più di 5 ore al cancello orario e 10 km alla base vita, quasi solo discesa. Se riesco ad andare ad un’andatura maggiore di “pianissimo” posso pensare di dormire un po’ e poi ripartire…
Daaaaaaiiii, Caxoooo!! Trotto, supero addirittura una concorrente e cerco di tenere un passo deciso. Fine della discesa, mancano 4 km con salita blanda. Ecco, finito il momento di gloria, lo stomaco borbotta, ma so che arriverò alla base vita con un paio d’ore d’anticipo. Raggiungo un concorrente, è il mio amico danese che avevo visto alla prima tappa. Mentre parliamo di acciacchi e problemi comuni vomita davanti a me… non bene…
Arriviamo assieme alle 19:30 alla Base vita di Grimentz , ho due ore per ricaricare le batterie e ripartire!
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da Boborosso »

Quarta tappa – Grimentz – verso l’infinito e oltre

Doccia, mangio, mi cremo e dormo. Imposto la sveglia dopo 40 minuti, così partirò alle 21.15, il cancello è alle 21.30.
Il sonno, per quanto poco sia, ristora e risolve. Mi sveglio rintronato ma energico.
Faccio una seconda mezza cena, veloce. Lo stomaco è in sofferenza, quindi non riesco a mangiare tutto quello che vorrei, mi limito a quanto riesco a sopportare.
Prima di lanciarmi nel buio della notte mi informo dai volontari come funziona se uno si ritira (…): non c’è un servizio di trasporto dei ritirati, devono prendere i mezzi pubblici. Sul momento rimango un po’ interdetto, ma ringrazio dell’informazione e parto.
Attraverso nella notte il paese di Grimentz, molto tipico con le sue costruzioni del posto: 4 travi messi in piedi, una pietra piatta a disco tondo di 50-60 cm di diametro appoggiata su ogni trave e sopra la casa in legno sospesa… ma come costruiscono questi svizzeri? Di cosa hanno paura? Topi? Acqua alta?
Fine del paese e si sale su una pista da sci. Sto incollato a due concorrenti. Si aggiunge a noi un’altra concorrente, tedesca, già conosciuta nei km precedenti. Butto lì una domanda, di quelle veloci che si possono dire in 3 parole ma che uno per rispondere non sta meno di 15 minuti (le trappole che conosco io…). La tedesca cade nel tranello e risponde. Addirittura anche gli altri due si buttano nel discorso e dicono la loro. Io sto zitto-zitto dietro, tengo il loro passo mentre loro sprecano ossigeno in salita parlando. Sono diabolico!
Comincia un sentiero pendente, 300 metri di dislivello, poi il percorso è di nuovo su pista da sci. Dopo 700 metri D+ la salita perde di pendenza e spiana, i miei compagni rallentano e io li passo lasciandoli indietro. Piove adesso.
Ricomincia il sentiero. Nonostante io sia partito dopo soli 15 minuti dal cancello ho tanta gente davanti e dietro a me, tutti partiti all’ultimo momento. Siamo dentro la nuvola e si vedono gli aloni delle frontali che creano una specie di aurea bianca magica attorno a ognuno di noi.
Piove bene, sono con i pantaloni antipioggia e l’impermeabile.
23.30. Tutto d’un tratto comincio ad avere pensieri negativi. Se fossi fresco mi renderei conto che l’asticella del livello degli zuccheri è tornata in riserva. Se fossi fresco mi ricorderei che il cervello si ciuccia glucosio e, se non ne ha, lo fa capire così. Ma non sono fresco.
Gli eventi si accavallano uno sull’altro, non so di preciso quale succeda per primo, ma nel giro di 5 minuti:
- La testa si ricorda che volevo ritirarmi;
- Mi rendo conto che la prossima base vita sarà a 2600 mslm e lì non ci saranno sicuramente autobus per chi si ritira e quindi questa tappa non è di 40 km ma di 110 km visto che non potrei ritirarmi a Grand Dixence;
- Sento la pancia che si gonfia, sono come un palloncino che viene gonfiato troppo, ho delle fitte veramente dolorose;
- Sbaglio strada e vado a finire sul prato della pista da sci per 5 metri, poco ma è abbastanza per capire che non sono del tutto presente.
Anche se non sono fresco ho la lucidità di tirare fuori uno snack, sotto la pioggia, e mangiarlo. Mangio e valuto la situazione, mentre due concorrenti mi superano nel buio. Non ho sonno. La mia testa ormai era tranquilla che mi fossi ritirato 5 ore fa: avendo pensato per 15 ore che avrei finito la gara a Grimentz non ho più la forza di volontà che avevo il giorno prima per continuare, non sono determinato allo stesso modo e vacillo. Mi do del coglione, lo so che la maggior parte della gente si ritira di notte e questo mi aiuta a pensare che magari vedo solo ombre passeggere. Ma il mal di pancia è lì, magari lo sta inventando la testa, magari no. Sono stremato da 20 ore di crampi allo stomaco e mi fa paura dover andare avanti con questo malessere che non vuole andarsene, c’è poco da dire: ogni volta che sforzo un pelo, il mal di pancia torna. Non è qualcosa che mi invento, è proprio collegato al fatto che sforzo. In discesa quasi scompare… guarda caso.
Incredibile quante cose riesco a pensare e valutare in pochissimo tempo nonostante la situazione.
Fankulo.
Chiamo Michela a casa: Non sto bene, forse sono solo stufo, forse sono stufo di non stare bene ma voglio ritirarmi.
“Ma no, dai. Dai che ce la fai, dai che sei un figo” (l’ho istruita prima di partire, nel caso avessi fatto una chiamata del genere, che brava).
Cade la linea. Pace. Non c’è campo, sono a 2500 mslm. Metto in tasca il telefono.
Vado avanti, non ho ancora deciso, in fondo.
5 minuti, riprendo il telefono in mano.
5 chiamate perse… ops… La richiamo.
“fankxxx r sei un deficiente rrrXXWWWGRRRRR!! Ma come ti viene in mente XXXcoglXXX stavo per chiamare l’organizzazione!!”
Amore, non prendevo, ho il telefono in silenzioso e quando sono andato a dormire avevo tolto il vibro…
“pensavo fossi finito in un burrone!!”
Scusa stella…
Cmq mi ritiro
“Ma sei sicuro?”
Ma sì, non vale la pena andare avanti così. Se tengo il ritmo “pianissimo” non arrivo per tempo al prossimo cancello. Ho patito abbastanza e la situazione non è cambiata. Basta.
Chiamo l’organizzazione: mi ritiro, vado avanti-su o indietro-giù? Mi dicono “indietro-giù”.
Becco il mio amico danese: mi ritiro. “Ma no, dai” (si ritirerà anche lui 1 ora dopo).
Scendo. 50 persone che salgono, ogni persona mi chiede “dove vai?”, mi ritiro, ho grossi problemi allo stomaco, sono 20 ore che vado avanti così e mi sono rotto.
50 persone che hanno dato il loro giudizio sulla mia situazione. Ognuno sapeva più di me di cosa avrei dovuto fare, chi pro e chi contro il ritiro. Ma una vagonata di caxxi loro, no?
Alla cinquantesima persona mi sono stufato:
“Dove vai?”
Ho lasciato le chiavi della macchina sul tavolo, vado a recuperarle.
“C..ccooosa?”
(dopo 2 giorni e mezzo uno ha difficoltà a capire quando uno scherza)
No, dai, sto scherzando.
(il cinquantesimo capisce e si sposta sul mood “stiamo scherzando”)
Mi ritiro: ho problemi di stomaco.
“Ah ah ah!!”
(non capisce che adesso non sto più scherzando)
No, no sul serio: mi ritiro, ho problemi di stomaco.
“Ah…”
Bon, buona gara. Ti faccio sapere se alla fine trovo le chiavi della macchina!
Lascio andare nella notte un cinquantesimo perplesso che non ha capito se ero un ritirato, un folletto del bosco o solo un cogl… In fondo sono in ferie, mi diverto.
Piove. Ho lo stomaco in frantumi.
Dopo 1 ora e mezza mi chiama l’organizzazione: “dove sei? Perché non sei ancora arrivato?” Bhe, perché devo fare un 1100 D-, sotto la pioggia, arrivo, ma piano. “Ok. La tua borsa purtroppo non c’è, è già partita per Grande Dixence”. Va ben, se ci fosse un asciugamano o una maglietta asciutti, ma in caso amen.
Incontro la scopa che toglie le bandierine, mi guarda perplesso, lo tranquillizzo che mi sono ritirato e ho già avvisato tutti, vado a dormire a Grimentz. “ok, ciao”.
E vado a caso, nel buio senza bandierine… sbaglio strada un paio di volte e arrivo a Grimentz, accolto da un piatto di patatine sbriciolate, 4 cioccolatini, una maglietta, un asciugamani e una trapunta. Nessuno in giro ma mi sento un re con il suo comitato d’accoglienza. Mangio 2 patatine e vado in una camera, deserta.
1:37 Buona notte.
L’indomani faccio una doccia senza sapone e mi rivesto con i vestiti lerci, come Terence Hill in Trinità, che soddisfazione!!! Prenderò autobus e treni per andare a casa: per fare 600 km dovrò fare 9 cambi e 1 giorno e mezzo di viaggio… stavo meno a farla a piedi.
In stazione vengono a prendermi mia moglie Michela e le mie bambine. Le abbraccio e piango. Sono arrivato a casa.
Krapotkin
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da Krapotkin »

Ma...ma no, non può finire così, boborosso, cambia trama dai!
Fai come nei film ammaregani, vogliamo il lieto fine. :lol:
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massimom
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da massimom »

Quello è " un lieto fine ".
Ci ha provato, si è divertito,riesce a ricordarsi tutto ( non so come faccia io dopo 30 km dimentico tutto) è tornato senza distruggersi rendendosi conto che la salute vale più di tutto, cosa vuoi di più?

Le montagne restano là e può riprovarci quante volte vuole !

Così ci racconta il resto.... :D
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biglux
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Re: Swisspeaks 360 (Svizzera) 27.08-04.09.2022

Messaggio da biglux »

Con questo racconto Boborosso hai reso magnificamente la costante battaglia che avviene tra la psiche e il corpo durante le ultra! Un equilibrio molto delicato e labile che può essere spezzato per qualsiasi cosa che avviene fuori o dentro di noi. Nel tuo caso mi sembra di capire che il corpo, nonostante i tuoi tentivi e sforzi per “eluderlo”, ha deciso che era ora di fermarsi, come fosse un meccanismo di “autoconservazione”!
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