Scusate la latitanza, ma sono giorni di fuoco

che bella piega che ha preso la conversazione!
Io, una volta di più, mi ritrovo a quotare Martin. Ho l'immensa fortuna di poter provare moltissime scarpe dalle caratteristiche talmente diverse da avere in comune giusto il fatto che si indossano ai piedi, e in questi anni sono potuto giungere ad una serie di conclusioni
personali piuttosto consolidate riguardo allo stile di corsa e all'efficienza della corsa stessa.
Premesso che il mio modo di correre non è mai cambiato e non si modifica mai, qualunque tipo di scarpa usi, ineffetti ho potuto riscontrare che certi tipi di scarpe mi assecondano più di altri, dandomi quindi la sensazione di correre "meglio". Le virgolette sono d'obbligo, perché davvero si tratta di una sensazione e stabilire in che termini un tipo di corsa sia migliore di un altro è un affare tutt'altro che banale.
Se devo sintetizzare al massimo, la
flessibilità è il criterio che fa la maggior differenza: una scarpa poco strutturata, che segua il piede invece di guidarlo, è il maggior elemento a favore di una corsa naturale. SI parla tanto di ammortizzazione e drop, che sono elementi importanti non lo nego (soprattutto il drop), ma non quanto la flessibilità. Sicuramente quando corro con delle Asics o delle Mizuno tradizionali, ho comunque sempre la sensazione che il mio passo non sia fluido e snello come quando corro le Helios SR o le Sense. La differenza è sostanziale. Detto ciò, il mio appoggio di mesopiede è sempre quello: stamattina ho corso i primi 10k con le Hoka Speedgoat, delle scarpe davvero molto distanti dall'universo minimal, eppure mi è sembrato di volarci sopra, senza praticamente percepire alcuna differenza rispetto alle mie adorate minimaliste per quanto riguarda appoggio e dinamica di stacco. Ovvio, l'ammortizzazione e l'altezza dal suolo si sono sentite eccome, e vi posso dire che sono state una piacevole variazione sul tema
Quando sono in montagna, mi piace privilegiare l'agilità a qualunque altro aspetto: se devo saltellare in giro per sentieri rocciosi come un camoscio, allora voglio delle scarpe che mi assecondino in tutto e per tutto, senza opporre resistenza e senza esercitare forzature di sorta sul mio stile di corsa. Piuttosto, rinuncio a qualcosa in termini di ammortizzazione e di protezione. Non correrei mai e poi mai una Royal con delle Hoka o anche solo con delle Leadville, ma pensando alla LUT o all'UTMB ecco che le valutazioni cambiano istantaneamente.
A differenza della corsa su strada, tendenzialmente sempre uguale a se stessa, nel trail le differenze che possiamo riscontrare nei vari tipi di percorsi che affronteremo sono sterminate, le variabili che concorrono a farci prendere una decisione defiinitiva sono infinite: quanti km dovrò camminare? quanti ne dovrò correre? Su che tipo di fondo? Sentiero cazzuto o super tranquillo? Quante pietre calpesterò e in che parti del percorso? Già, perché correre su pietraia dolomitica al 100° km di una gara difficile con delle scarpette da ballerina potrebbe anche rivelarsi fastidioso, alla faccia della sensibilità sul terreno. E via così...
Quando si è trattato di scegliere la scarpa per il Casto, non ho avuto grossi dubbi. Terreno poco tecnico, percorso molto corribile, fondo uniforme e boscoso, per lo più asciutto: Helios SR senza se e senza ma. Ecco però che il benedetto fondo uniforme, alla fine della fiera, tanto uniforme non era! Tantissimi km su pietre smosse, sul tappeto di foglie che nascondeva qualche insidia, su strade sterrate e sentieri tutt'altro che uniformi: alla fine, i piedi erano belli doloranti e mi sono portato a casa un dito blu dopo aver preso a calci (due volte) una pietra nel bosco. Mentre correvo, pensavo che il trail è proprio una storia a sé e che comunque vada un po' di protezione dobbiamo sempre metterla in conto, se non vogliamo devastarci i piedi ogni volta che corriamo. Le mie Helios SR si sono comportate egregiamente, permettendomi di fare la gara che volevo fare, però sono arrivate diciamo "al pelo": di meno, sarebbe stato davvero troppo.