Re: Zecche: Tick key
Inviato: 22/05/2012, 13:51
Riporto l'articolo integrale uscito su Spirito Trail del marzo 2009:
Una zecca per amico
Testo di Francesco Zanchetta
Fastidiosa, tanto da essere usata come metafora per indicare una persona in modo non certo benevolo, la zecca è un piccolo animale che può portare grandi disturbi. Cerchiamo di conoscere meglio questo nemico, sorridendo anche un po'...
Adesso vediamo se siete veramente amanti degli animali. Accettereste, durante una corsa o un'escursione in montagna, di dare un passaggio e rifocillare per qualche giorno un povero esserino che si è perso nell'erba alta? Tra l'altro è anche parente di star hollywoodiane presenti in tantissimi film. Bene, sapevo di poter contare su di voi e sul vostro buon cuore, ma lo fareste lo stesso se vi dicessi che si tratta di una zecca? Ecco, va sempre a finire così, i soliti razzisti; fosse stato un micetto la risposta sarebbe stata ben diversa.
Il (poco) simpatico insettino in questione appartiene alla classe arachnida e cioè un'allegra brigata che comprende, oltre alle zecche, anche acari, ragni, e scorpioni. Ci mancano solo zanzare, tafani e cimici e poi saremmo al 90% dei nemici dell'umanità. Di zecche (ordine: Acari) ne esistono centinaia di specie; quelle presenti in Italia sono raggruppate in due famiglie: le zecche "dure" (Ixodidae) e le zecche "molli" (Argasidae).
Le varie specie di zecche si sono più o meno specializzate a vivere ognuna in una specifica nicchia ecologica, quindi scelgono in genere solo determinati animali sui quali insediarsi. Quelle che infestano i cani, ad esempio, non vanno sull'uomo, a meno che non si trovino in situazioni particolari. Avete presente quelle serate in cui vi sentite soli e non c'è un cane disposto a darvi supporto? Ecco...
Le zecche che ci interessano di più sono quelle "dure", chiamate comunemente "Zecche del bosco", all'anagrafe Ixodes ricinus, che hanno una vita abbastanza tormentata (sto cercando di impietosirvi), passando attraverso tre stadi di sviluppo: larve, ninfe e poi animali adulti. Prima di ogni passaggio devono fare un pasto di sangue e quindi salire su un animale, che può essere di specie diverse. Tutto il ciclo vitale non ha una durata precisa perché per trasferirsi sull'animale devono aspettare che... passi l'animale, e possono resistere anche per molti mesi in attesa. Chi ha mai fatto autostop lungo una strada statale può capirne molto bene lo stato d'animo. Il periodo più favorevole all'”acchiappo” delle zecche è la primavera, fino a giugno; un periodo di calo a luglio e agosto (le ferie...) per poi riprendere gli assalti in settembre e ottobre. Le uova vengono deposte nel terreno e le larve, di colore scuro, tondeggianti, grandi circa un millimetro e con sei zampettine sistemate vicino alla testa, se ne stanno anche per mesi nei paraggi in attesa del primo "passaggio". In questa fase, e anche in quella successiva di ninfe, penso che siano ancora inesperte e scambino le scarpe per animali, visto che quando corro in un sentiero che pratico di solito in primavera e dove vorrei anche organizzare un Trail Autogestito, quando scendo a valle la prima cosa che faccio è togliermi le decine di minuscole zecche che dalle scarpe risalgono su per le gambe. A proposito, chi viene al Trail Autogestito?...
Dopo aver mangiato, tornano a terra per trasformarsi nello stadio successivo e così via finché, diventate adulte, risalgono per fare l'ultimo pasto "energetico" e quindi riprodursi. Nel frattempo sono cresciute e hanno acquistato due zampette in più, come i ragni, e se avrete la pazienza di lasciar pasteggiare in tranquillità una zecca adulta, questa potrà arrivare a misurare anche più di cinque millimetri di lunghezza. Non so perché, ma a questo punto dell'articolo mi è venuta tutta una serie di pruriti in giro per il corpo...
Dove possiamo incontrare questi piccoli amici? Le zecche vivono in ambienti preferibilmente umidi, con temperature normali che vanno da -10 a +35°C, dalla pianura fino a circa 1200 metri di quota, ma preferibilmente fra i 600 e i 1000 metri, in zone ricche di vegetazione e frequentate da animali; praticamente i posti migliori. Ci aspettano impazienti aggrappate ad erba e fogliame, con due zampette protese verso di noi. Quando sentono il nostro respiro (la famigerata CO2 è responsabile anche di questo) o il nostro odore (e noi correndo ne facciamo tanto...), si lasciano cadere e se hanno buona mira l'obiettivo è centrato. Se ci fermiamo vicino alle frasche o in mezzo all'erba alta per un poco, ne agevoliamo le acrobazie. Da questo si deduce che per non prendere zecche, anzi perché loro non prendano noi, è meglio correre forte.
Una volta che la zecca ci è saltata addosso si mette a cercare un posto tranquillo dove ancorarsi e iniziare a mangiare. Si può piazzare praticamente in ogni zona del corpo prediligendo un luogo riparato ma non soggetto a frizione. Può essere un braccio, una coscia, la testa, ecc. Il pasto non inizia subito e non avviene per suzione ma sfrutta la nostra pressione sanguigna. Il sangue viene fatto entrare e successivamente la zecca ci reimmette in circolo la parte liquida in sovrappiù, con annesse delle sostanze di rifiuto. Quindi continua ad alternare fasi di suzione e di rigurgito finché non è sazia, per un periodo che va dai 5 ai 14 giorni. E' proprio nella fase di rigurgito che comincia ad esserci il pericolo di essere infettati dalle patologie che le zecche possono trasmetterci. E qui arrivano le note dolenti.
Le due malattie più note che possiamo contrarre sono: la Borrelliosi di Lyme, curabile se individuata per tempo, e l'Encefalite da morso di zecca (TBE - Tick Borne Encephalitis), che invece curabile non è.
La Borrelliosi di Lyme, estesamente diffusa sul territorio, è causata da un batterio e trasmessa da animale-zecca-animale. Quindi le zecche nel primo periodo di vita non la trasmettono perché devono ancora prendersela. Questo in teoria, perché recentemente degli studiosi hanno avanzato invece l'ipotesi che possa essere trasmessa anche dalle larve. Si riconosce in una prima fase perché pur avendo tolto la zecca dal luogo del morso, dopo un periodo che può andare da 2 a 40 giorni (tenere in osservazione la puntura), compare un eritema migrante e cioè un arrossamento che tende lentamente ad ingrandirsi. Potrebbe anche scomparire dopo qualche settimana ma questo non è garanzia che l'infezione sia risolta. Se l'infezione non viene riconosciuta e curata si diffonde in pochi mesi in tutto l'organismo, con conseguenze che possono essere: arrossamenti alla pelle, dolori alle articolazioni, meningite e paralisi del nervo facciale e più raramente coinvolgere anche altri organi importanti come cuore, occhi, fegato, reni e polmoni. Se non viene riconosciuta e curata i problemi possono continuare nel tempo.
La TBE ha invece una diffusione a macchia di leopardo ma le zone non sono chiaramente circoscrivibili; è causata da un virus che si trasmette da zecca a zecca (presente fin dallo stato larvale), ed è stata identificata in Italia verso la metà degli anni '90. In caso di contatto con il virus, nel 70% dei casi l'infezione passa inosservata, senza sintomi particolari. Per l'altro 30% nell'arco di 3-28 giorni dal morso i sintomi e la loro durata sono simili all'influenza e quindi febbre, dolori articolari e muscolari, mal di testa, mal di gola, stanchezza. Dopo 2-4 giorni la febbre cala e tutto si risolve senza conseguenze. Un 10-20% di questi casi (cioè del 30% delle infezioni sintomatiche) dopo un ulteriore periodo di 8-20 giorni passa alla seconda fase che è caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale con encefaliti e paralisi flaccida con esito invalidante nell'1% dei casi. L'esito nefasto riguarda quindi una percentuale molto bassa delle infezioni totali: l'1% del 15% del 30% delle infezioni contratte, quindi lo 0,05% dei casi. Il fatto che non ci siano cure però comporta una certa giustificata preoccupazione per cui, per le persone particolarmente esposte all'attacco di zecche, dal 2005 è disponibile e in vendita il vaccino, che viene iniettato in tre dosi; è possibile quindi immunizzarsi in via preventiva, cosa che ha fatto anche l'esperto che ha collaborato con me alla stesura di questo articolo e che fa ricerca “sul campo”.
Come evitare l’assalto delle zecche?
Intanto cercare di non passare o sostare nei luoghi dove è più probabile la loro presenza, e cioè erba alta e fogliame, specie se in zone a clima umido (aspettare al sole è... seccante); usare se possibile scarpe e abbigliamento di colore chiaro in modo da identificarle facilmente; applicarsi dei repellenti specifici. Dopo un'uscita "a rischio" cambiarsi subito totalmente, ispezionarsi prima possibile soprattutto le gambe e poi tutto il corpo, facendo attenzione perché le zecche si possono facilmente confondere con dei piccoli nei o con dello sporco. I repellenti che si trovano normalmente in commercio sono utili, ma non sostituiscono le altre precauzioni che vanno messe in atto sempre e comunque.
Che fare in caso di morso di zecca?
La zecca, essendo un acaro, respira attraverso la pelle e sarebbe quindi possibile ucciderla con delle sostanze che ne impediscano la traspirazione, come si fa contro gli acari delle piante quando si spruzzano con acqua e sapone. E' un metodo però sconsigliabile perché in questo caso, prima di morire, l'insetto rigurgita, aumentando quindi la possibilità di trasmettere le infezioni. E' sufficiente toglierla con delle pinzette e qualora rimanesse conficcata la testa, rimuoverla con un ago disinfettato. Evitiamo di correre al Pronto Soccorso ad ogni morso di zecca (io ci andrei almeno due o tre volte all'anno), ma teniamo sotto controllo per quaranta giorni la zona dove ha morso e poniamo attenzione agli eventuali malesseri ai quali abbiamo accennato sopra, collegabili dal punto di vista temporale ad una possibile infezione. Da evitare anche l'assunzione di antibiotici senza la prescrizione del medico. Gli antibiotici devono essere "mirati" al batterio che si vuole colpire e quindi prenderli senza cognizione di causa sarebbe come fare il tiro a segno con gli occhi bendati; oltre a non colpire il bersaglio si rischia anche di ammazzare qualche tifoso. Le cure "fai da te" inoltre, possono attenuare la sintomatologia che ci segnala l'infezione in atto e quindi non riuscire a riconoscerla.
Vorrei raccontare infine un episodio che mi è capitato qualche anno fa: dopo una nuotata in piscina, durante la doccia, mi sono trovato una zecca adulta, già morta, piantata su una coscia. Presumo quindi che non resistano al cloro delle piscine. Da quella volta quando ho dubbi sull'efficacia della mia ricerca antizecche post-allenamento, ad esempio quando finisco col buio e temo di non averle trovate tutte, entro uno o due giorni, se posso, mi faccio una nuotata in piscina...
Una zecca per amico
Testo di Francesco Zanchetta
Fastidiosa, tanto da essere usata come metafora per indicare una persona in modo non certo benevolo, la zecca è un piccolo animale che può portare grandi disturbi. Cerchiamo di conoscere meglio questo nemico, sorridendo anche un po'...
Adesso vediamo se siete veramente amanti degli animali. Accettereste, durante una corsa o un'escursione in montagna, di dare un passaggio e rifocillare per qualche giorno un povero esserino che si è perso nell'erba alta? Tra l'altro è anche parente di star hollywoodiane presenti in tantissimi film. Bene, sapevo di poter contare su di voi e sul vostro buon cuore, ma lo fareste lo stesso se vi dicessi che si tratta di una zecca? Ecco, va sempre a finire così, i soliti razzisti; fosse stato un micetto la risposta sarebbe stata ben diversa.
Il (poco) simpatico insettino in questione appartiene alla classe arachnida e cioè un'allegra brigata che comprende, oltre alle zecche, anche acari, ragni, e scorpioni. Ci mancano solo zanzare, tafani e cimici e poi saremmo al 90% dei nemici dell'umanità. Di zecche (ordine: Acari) ne esistono centinaia di specie; quelle presenti in Italia sono raggruppate in due famiglie: le zecche "dure" (Ixodidae) e le zecche "molli" (Argasidae).
Le varie specie di zecche si sono più o meno specializzate a vivere ognuna in una specifica nicchia ecologica, quindi scelgono in genere solo determinati animali sui quali insediarsi. Quelle che infestano i cani, ad esempio, non vanno sull'uomo, a meno che non si trovino in situazioni particolari. Avete presente quelle serate in cui vi sentite soli e non c'è un cane disposto a darvi supporto? Ecco...
Le zecche che ci interessano di più sono quelle "dure", chiamate comunemente "Zecche del bosco", all'anagrafe Ixodes ricinus, che hanno una vita abbastanza tormentata (sto cercando di impietosirvi), passando attraverso tre stadi di sviluppo: larve, ninfe e poi animali adulti. Prima di ogni passaggio devono fare un pasto di sangue e quindi salire su un animale, che può essere di specie diverse. Tutto il ciclo vitale non ha una durata precisa perché per trasferirsi sull'animale devono aspettare che... passi l'animale, e possono resistere anche per molti mesi in attesa. Chi ha mai fatto autostop lungo una strada statale può capirne molto bene lo stato d'animo. Il periodo più favorevole all'”acchiappo” delle zecche è la primavera, fino a giugno; un periodo di calo a luglio e agosto (le ferie...) per poi riprendere gli assalti in settembre e ottobre. Le uova vengono deposte nel terreno e le larve, di colore scuro, tondeggianti, grandi circa un millimetro e con sei zampettine sistemate vicino alla testa, se ne stanno anche per mesi nei paraggi in attesa del primo "passaggio". In questa fase, e anche in quella successiva di ninfe, penso che siano ancora inesperte e scambino le scarpe per animali, visto che quando corro in un sentiero che pratico di solito in primavera e dove vorrei anche organizzare un Trail Autogestito, quando scendo a valle la prima cosa che faccio è togliermi le decine di minuscole zecche che dalle scarpe risalgono su per le gambe. A proposito, chi viene al Trail Autogestito?...
Dopo aver mangiato, tornano a terra per trasformarsi nello stadio successivo e così via finché, diventate adulte, risalgono per fare l'ultimo pasto "energetico" e quindi riprodursi. Nel frattempo sono cresciute e hanno acquistato due zampette in più, come i ragni, e se avrete la pazienza di lasciar pasteggiare in tranquillità una zecca adulta, questa potrà arrivare a misurare anche più di cinque millimetri di lunghezza. Non so perché, ma a questo punto dell'articolo mi è venuta tutta una serie di pruriti in giro per il corpo...
Dove possiamo incontrare questi piccoli amici? Le zecche vivono in ambienti preferibilmente umidi, con temperature normali che vanno da -10 a +35°C, dalla pianura fino a circa 1200 metri di quota, ma preferibilmente fra i 600 e i 1000 metri, in zone ricche di vegetazione e frequentate da animali; praticamente i posti migliori. Ci aspettano impazienti aggrappate ad erba e fogliame, con due zampette protese verso di noi. Quando sentono il nostro respiro (la famigerata CO2 è responsabile anche di questo) o il nostro odore (e noi correndo ne facciamo tanto...), si lasciano cadere e se hanno buona mira l'obiettivo è centrato. Se ci fermiamo vicino alle frasche o in mezzo all'erba alta per un poco, ne agevoliamo le acrobazie. Da questo si deduce che per non prendere zecche, anzi perché loro non prendano noi, è meglio correre forte.
Una volta che la zecca ci è saltata addosso si mette a cercare un posto tranquillo dove ancorarsi e iniziare a mangiare. Si può piazzare praticamente in ogni zona del corpo prediligendo un luogo riparato ma non soggetto a frizione. Può essere un braccio, una coscia, la testa, ecc. Il pasto non inizia subito e non avviene per suzione ma sfrutta la nostra pressione sanguigna. Il sangue viene fatto entrare e successivamente la zecca ci reimmette in circolo la parte liquida in sovrappiù, con annesse delle sostanze di rifiuto. Quindi continua ad alternare fasi di suzione e di rigurgito finché non è sazia, per un periodo che va dai 5 ai 14 giorni. E' proprio nella fase di rigurgito che comincia ad esserci il pericolo di essere infettati dalle patologie che le zecche possono trasmetterci. E qui arrivano le note dolenti.
Le due malattie più note che possiamo contrarre sono: la Borrelliosi di Lyme, curabile se individuata per tempo, e l'Encefalite da morso di zecca (TBE - Tick Borne Encephalitis), che invece curabile non è.
La Borrelliosi di Lyme, estesamente diffusa sul territorio, è causata da un batterio e trasmessa da animale-zecca-animale. Quindi le zecche nel primo periodo di vita non la trasmettono perché devono ancora prendersela. Questo in teoria, perché recentemente degli studiosi hanno avanzato invece l'ipotesi che possa essere trasmessa anche dalle larve. Si riconosce in una prima fase perché pur avendo tolto la zecca dal luogo del morso, dopo un periodo che può andare da 2 a 40 giorni (tenere in osservazione la puntura), compare un eritema migrante e cioè un arrossamento che tende lentamente ad ingrandirsi. Potrebbe anche scomparire dopo qualche settimana ma questo non è garanzia che l'infezione sia risolta. Se l'infezione non viene riconosciuta e curata si diffonde in pochi mesi in tutto l'organismo, con conseguenze che possono essere: arrossamenti alla pelle, dolori alle articolazioni, meningite e paralisi del nervo facciale e più raramente coinvolgere anche altri organi importanti come cuore, occhi, fegato, reni e polmoni. Se non viene riconosciuta e curata i problemi possono continuare nel tempo.
La TBE ha invece una diffusione a macchia di leopardo ma le zone non sono chiaramente circoscrivibili; è causata da un virus che si trasmette da zecca a zecca (presente fin dallo stato larvale), ed è stata identificata in Italia verso la metà degli anni '90. In caso di contatto con il virus, nel 70% dei casi l'infezione passa inosservata, senza sintomi particolari. Per l'altro 30% nell'arco di 3-28 giorni dal morso i sintomi e la loro durata sono simili all'influenza e quindi febbre, dolori articolari e muscolari, mal di testa, mal di gola, stanchezza. Dopo 2-4 giorni la febbre cala e tutto si risolve senza conseguenze. Un 10-20% di questi casi (cioè del 30% delle infezioni sintomatiche) dopo un ulteriore periodo di 8-20 giorni passa alla seconda fase che è caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale con encefaliti e paralisi flaccida con esito invalidante nell'1% dei casi. L'esito nefasto riguarda quindi una percentuale molto bassa delle infezioni totali: l'1% del 15% del 30% delle infezioni contratte, quindi lo 0,05% dei casi. Il fatto che non ci siano cure però comporta una certa giustificata preoccupazione per cui, per le persone particolarmente esposte all'attacco di zecche, dal 2005 è disponibile e in vendita il vaccino, che viene iniettato in tre dosi; è possibile quindi immunizzarsi in via preventiva, cosa che ha fatto anche l'esperto che ha collaborato con me alla stesura di questo articolo e che fa ricerca “sul campo”.
Come evitare l’assalto delle zecche?
Intanto cercare di non passare o sostare nei luoghi dove è più probabile la loro presenza, e cioè erba alta e fogliame, specie se in zone a clima umido (aspettare al sole è... seccante); usare se possibile scarpe e abbigliamento di colore chiaro in modo da identificarle facilmente; applicarsi dei repellenti specifici. Dopo un'uscita "a rischio" cambiarsi subito totalmente, ispezionarsi prima possibile soprattutto le gambe e poi tutto il corpo, facendo attenzione perché le zecche si possono facilmente confondere con dei piccoli nei o con dello sporco. I repellenti che si trovano normalmente in commercio sono utili, ma non sostituiscono le altre precauzioni che vanno messe in atto sempre e comunque.
Che fare in caso di morso di zecca?
La zecca, essendo un acaro, respira attraverso la pelle e sarebbe quindi possibile ucciderla con delle sostanze che ne impediscano la traspirazione, come si fa contro gli acari delle piante quando si spruzzano con acqua e sapone. E' un metodo però sconsigliabile perché in questo caso, prima di morire, l'insetto rigurgita, aumentando quindi la possibilità di trasmettere le infezioni. E' sufficiente toglierla con delle pinzette e qualora rimanesse conficcata la testa, rimuoverla con un ago disinfettato. Evitiamo di correre al Pronto Soccorso ad ogni morso di zecca (io ci andrei almeno due o tre volte all'anno), ma teniamo sotto controllo per quaranta giorni la zona dove ha morso e poniamo attenzione agli eventuali malesseri ai quali abbiamo accennato sopra, collegabili dal punto di vista temporale ad una possibile infezione. Da evitare anche l'assunzione di antibiotici senza la prescrizione del medico. Gli antibiotici devono essere "mirati" al batterio che si vuole colpire e quindi prenderli senza cognizione di causa sarebbe come fare il tiro a segno con gli occhi bendati; oltre a non colpire il bersaglio si rischia anche di ammazzare qualche tifoso. Le cure "fai da te" inoltre, possono attenuare la sintomatologia che ci segnala l'infezione in atto e quindi non riuscire a riconoscerla.
Vorrei raccontare infine un episodio che mi è capitato qualche anno fa: dopo una nuotata in piscina, durante la doccia, mi sono trovato una zecca adulta, già morta, piantata su una coscia. Presumo quindi che non resistano al cloro delle piscine. Da quella volta quando ho dubbi sull'efficacia della mia ricerca antizecche post-allenamento, ad esempio quando finisco col buio e temo di non averle trovate tutte, entro uno o due giorni, se posso, mi faccio una nuotata in piscina...



