Amici negli anni ho fatto tutti e tre i percorsi, breve, medio e lungo, non riesco a definirla una corsa, benchè ci siano classifiche e premiazioni, la considero un viaggio nella memoria, un emozione che dura dall'inizio alla fine, con momenti in cui ci si ferma a guardare, a pregare, momenti in cui magari gli occhi diventano lucidi, momenti che t'incazzi perchè tutto questo non doveva succedere, insomma il Vajont e tutto questo e molto altro. Merita di esserci, merita perchè si tocca con mano quello che è stato, è un disastro molto sentito dalle nostre parti, ancora vivo nella memoria di chi si ricorda ancora gli eventi di quella notte e dei giorni successivi, mio papà stesso, che ha fatto con me il percorso corto, emozione nell'emozione per me essere lì con lui, a distanza di quasi cinquant'anni ricorda ancora quell'immensa distesa di fango, il fiume Piave che portava giù di tutto e il lutto che ha colpito anche molte famiglie della nostra zona perchè un'industria tessile delle mie parti aveva una sede distaccata lassù. Tornando alla corsa, chiamiamola pure così per comodità di scrittura, la corta non presenta grosse difficoltà, la media inizia ad inerpicarsi sù per la montagna, la lunga idem con dei passaggi in ghiaione dall'altra parte e sentieri che ti fanno ammirare tutto l'insieme. Sia la media che la corta hanno in comune la discesa finale direi molto impegnativa, lì ho visto per la prima volta un ragazzo del soccorso alpino, angeli custodi, imbragato e legato ad una pianta con le funi pronto a calarsi in caso di bisogno, ma niente di preoccupante, a me non piace il vuoto per cui se passo io passano tutti

sia chiara una cosa, ci si ferma spesso, è impossibile non farlo, personalmente ho sempre trovato emozionante passare sul ponte canale, posto a più di metà altezza della diga, serviva a collegare le due parti della diga stessa, arrivi lì, ti fermi, guardi sù, guardi giù, guardi davanti a te e la prima cosa che viene in mente è che la diga è lì, non ha ceduto di un niente, quella notte ha ricevuto sollecitazioni 10 volte superiori a quelle per cui era stata costruita, però è tutto il resto che ha portato al disastro. Naturalmente il passaggio in cima alla diga è qualcosa che difficilmente si può dimenticare. Tornando alla corsa, non ho visto quanto costa quest'anno, però gli anni scorsi con 10 euro c'era iscrizione, maglietta di cotone, ristori durante e post gara, docce, ingresso all'expò con pasta party, c'è sempre tanta coda meglio essere lì prestino, insomma si passa una giornata lassù e merita, eccome se merita. Mi sono dilungato, scusatemi, ma il vajont merita di essere raccontato anche con le emozioni.
ps: Lucio Fregona, campione di corsa in montagna e vincitore della prima edizione dei percorsi della memoria, si chiama appunto Lucio perchè un suo cugino di due anni, era lassù con i genitori che lavoravano in quell'industria tessile che vi ho citato prima, e sono tutti tra le vittime di quella notte, e in memoria di quel cugino scomparso pochi mesi prima della sua nascita gli è stato dato il nome Lucio.
SANI a tutti, Roby.
Per chi vuole, per chi ha un pò di tempo, per chi magari non sà, metto qui l'indirizzo:
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