Emozioni positive, dimensione identitaria, ‘mind-expansion’ effect e fattori ambientali: uno studio pilota su un campione di skyrunner.
A cura di Andrea (Andros) Galbiati
Psicologo dello Sport - Endurance Sports Specialist
Valsassina (Lecco)
Fondatore e titolare di Studio Magis - Studio di Psicologia Clinica e dello Sport
www.studiomagis.it
Vivo in montagna per scelta. Non soltanto perché la amo, ma perché è il mio mondo e la mia fonte di equilibrio. In un certo senso, è la mia vita. Non saprei immaginarmi in un contesto migliore. Pratico Vertical, in quota, su sentieri ripidi, instabili: la mia mente si “apre”, la mia persona “cresce”, mi sento libero. Sperimento in prima persona un’infinità di emozioni, sensazioni ed esperienze positive. Non si tratta però semplicemente di “stare bene”. Da psicologo dello sport, proprio per questo, ho sentito il bisogno di capire cosa accade davvero, per dargli sia un nome che un inquadramento teorico.
Questa esperienza soggettiva – quello che sento nel corpo, nella testa, salita dopo salita – è stato quindi il punto di partenza di questo lavoro*. L’idea è una: concentrarsi sul versante positivo della pratica sportiva, ciò che ti fa stare bene, che ti fa “crescere”, e che ti fa tornare a casa diverso da come sei partito.
Nel fare questo, mi sono focalizzato su due aspetti: sulla dimensione di crescita identitaria ed esistenziale, e sull’“ampliamento” mentale (un ampliamento dell’attenzione e del pensiero che mi è piaciuto chiamare mind-expansion effect).
Per studiare questi due effetti ho scelto lo skyrunning.
Secondo la definizione ufficiale dell’International Skyrunning Federation (ISF) si tratta di “running in mountain environments above 2.000 meters altitude, with a minimum average incline of 30%, where climbing difficulty does not exceed II grade and without the use of climbing equipment”. Tradotto: correre in alta montagna senza equipaggiamenti, in salita vera, su terreni instabili, in mezzo all’elemento naturale. Qualcosa di estremamente tecnico, impegnativo, che non ti regala niente. Da tutto questo emergono tre aspetti chiave. Primo: il contatto diretto e continuo con la natura. Secondo: l’altitudine, che non è qualcosa di neutrale, né per il corpo, né per la testa. Terzo: la presenza costante di emozioni ad alta attivazione, tipiche degli sport aerobici.
È su questo sfondo che prende forma la dimensione identitaria. I racconti di atleti di sport estremi e in particolare quelli di Kilian Jornet riportati da svariati articoli scientifici ci dicono una cosa chiara: qui non si parla solo di performance. Non è soltanto la storia di un risultato, ma di una scoperta. Scoperta di sé e del proprio limite. Si parla di crescita personale, di sentirsi realizzati, di un senso di “pienezza”, di pace, di unità tra mente e corpo e tra corpo e natura. E soprattutto di libertà. Libertà in tante forme: libertà dai vincoli sociali, libertà di movimento, libertà dal bisogno di controllare tutto, libertà come connessione con l’ambiente. Dove lo sport smette di essere solo sport e diventa qualcosa di più, capace anche di dare senso alla propria vita.

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Un fattore chiave alla base di questa crescita personale è la natura. La Psicologia Ambientale ci spiega infatti come l’ambiente naturale sia in grado di influenzare il nostro funzionamento mentale. Questo avviene sia grazie a un tipo particolare di attenzione spontanea, senza sforzo, che si attiva in questi contesti e che abbassa il “rumore” mentale liberando nuove energie cognitive, sia grazie al cosiddetto “being-away”, ovvero uno stacco dai pensieri, dalle pressioni e dalla routine quotidiana. In montagna, mentre corri, la mente smette di “restringersi” e inizia ad “allargarsi”. Si crea spazio: spazio per pensare meglio, rimettere ordine, far emergere questioni anche profonde, che nella vita di tutti i giorni vengono messe da parte.
Ma la natura non è da sola. Un secondo elemento importante per la dimensione identitaria è il coinvolgimento vitale (vital engagement), una condizione in cui sei totalmente “dentro” a ciò che fai, perché per te conta davvero. È un coinvolgimento pieno, intenso, gioioso. Qui il flow non è solo un momento “magico” della giornata buona, ma è un legame stabile con l’attività che stai praticando. E in questo intreccio tra piacere e coinvolgimento emerge qualcosa: qualcosa che è in grado di dare significato alla vita, qualcosa che tuttavia non hai cercato, ma che emerge da sé col tempo, esperienza dopo esperienza, allenamento dopo allenamento. È quello che in Psicologia Positiva viene chiamato “emergent meaning”.
A partire da questa evoluzione dell’esperienza di flusso (flow), mi sono poi ricollegato a una condizione che ogni runner conosce bene. Uno stato di euforia, benessere, ansiolisi e analgesia. Ciò che in gergo chiamiamo Runner’s High e che, a livello neurobiologico, viene innescato dall’attivazione di endocannabinoidi endogeni (eCB). Si tratta di molecole che aumentano nel sangue dopo un esercizio aerobico intenso e prolungato e che fungono da vero e proprio segnale di piacere. Affinché il Runner’s High si inneschi servono tuttavia alcune condizioni minime: almeno 20 minuti di corsa e un’intensità tra il 70 e l’85% dell’AAMHR (Age-Adjusted Maximum Heart Rate). Anche l’altitudine detiene un ruolo importante nel rilascio degli eCB e ci spiega il motivo per cui l’alta montagna rende lo skyrunning un ambiente ideale per questo tipo di esperienza.
Peak moments, pienezza, coinvolgimento totale e gioioso con la corsa: tutte questioni che ci portano dritti al tema delle emozioni positive ad alta attivazione (high-arosousal positive emotions), tipiche dello sport e soprattutto degli sport aerobici. Queste emozioni hanno un impatto che prende due strade. Primo: ampliano il modo in cui pensiamo e agiamo. Secondo: costruiscono risorse personali che durano nel tempo. È qui che nasce il secondo grande effetto descritto in questo lavoro: il mind-expansion effect. Le emozioni positive intense rendono il pensiero più flessibile, più creativo, più aperto. Favoriscono gli insight, quelle intuizioni improvvise che ti fanno vedere le cose in modo nuovo. In pratica: la mente si “espande”. Tutto questo è descritto dalla Broaden-and-Build Theory.
A questo punto il quadro è completo. Lo skyrunning può essere visto come un luogo privilegiato, un luogo cioè dove natura, altitudine ed emozioni positive intense lavorano all’unisono.
La domanda da cui è partito questo studio è semplice solo in apparenza: che effetti hanno, nel breve e nel lungo periodo, le emozioni positive ad alta attivazione vissute nello skyrunning? La nostra risposta è andata verso due direzioni chiare: espansione della mente e costruzione/crescita dell’identità personale.
Questo primo lavoro teorico è stato solo l’inizio. Ha rappresentato il punto zero per fare strada ad uno step successivo, nel quale, tramite appositi questionari, si darà la parola a tanti atleti che lo skyrunning lo vivono e lo praticano sulla propria pelle, salita dopo salita.
(*) https://www.ledijournals.com/ojs/index.php/pse/article/view/3067
Galbiati, A. "Andros". (2025). EMOZIONI POSITIVE, DIMENSIONE IDENTITARIO-ESISTENZIALE, ‘MIND-EXPANSION’ EFFECT E FATTORI AMBIENTALI: UNO STUDIO PILOTA SU UN CAMPIONE DI SKYRUNNER. : PARTE PRIMA: BACKGROUND TEORICO. Psicologia Dello Sport E dell’Esercizio, 3(1).

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