SWISS IRONTRAIL: TRA ROCCE E MAGGENGO

Testo di Giulia Saggin

Avete presente quei luoghi dove vige la tranquillità ed è possibile sentire l’acqua che scorre nelle fontane?

 

Savognin è uno di questi luoghi. Rinomata località sciistica ed anche per le vacanze estive in famiglia, è situata all’interno dei 659 km quadrati del più grande parco naturale svizzero, il parco Ela. Siamo all’interno del Canton Grigioni, regione Albula, a circa 3 ore d’auto da Milano. Posso assicurare che percorrere quel tratto di cantonale è molto rilassante e paesaggisticamente bello (è necessario l’acquisto della vignetta che oggi può essere effettuato on line o direttamente attraverso il proprio account per il pagamento di pedaggi autostradali), E’ presente anche una stazione ferroviaria a 9 km per chi avesse più tempo. In queste aree viene parlato tedesco, italiano e per alcuni Comuni, come Savognin, anche il romancio. Nel piccolo paese sono presenti molte aziende agricole, è possibile trovare dei distributori automatici con i loro prodotti ed alcune case hanno ancora un proprio nome scritto sulle mura.

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Come sono finita sin qui?

Sono due anni che ho iniziato a girare di corsa per la Svizzera, mi mancano ancora molti cantoni, ma vi ho trovato montagne lasciate selvatiche e rispettate. Percepisco un rapporto di convivenza con la natura, nessun tentativo (vano) di limitarla o dominarla. Ero alla ricerca di una gara di buon chilometraggio e tecnicità in giugno quando ho scoperto la Swiss Irontrail, Sono rimasta affascinata dalla sua altimetria: dal nono km al cinquantaquattresimo (sui 78 totali) permetteva di rimanere tra i 2000 ed i 2400 m di quota .Sembrava un ottimo test ed allenamento per l’acclimatamento ed ero troppo curiosa.

Qualcuno ricorda il detto “ Fate ciò che dico, ma non guardate ciò che faccio?”. Ecco, sia la 78 km che la 55 km partono alle 4 del mattino, il percorso richiede molta attenzione costante, consiglierei di arrivare ben riposati non con due turni di notte alle spalle. Ma la vita è così, quando si vogliono incastrare più passioni.

Quest’anno le temperature hanno raggiunto livelli critici, al materiale obbligatorio sono stati aggiunti giustamente flask o simili per una capienza minima di 2 l di acqua. Si percepiva l’afa già alla partenza e gran parte del percorso è esposto al sole. Purtroppo anche la quota non ha concesso molta tregua dal caldo, ma fortunatamente non mancano fiumi, laghi e fontane lungo il tragitto nel caso voleste tuffarvi come delfini. I primi 16 km sono di salita abbastanza graduale che si sviluppa su sentieri semplici e brevi tratti di carrereccia, poi inizia il gioco. Seguono meravigliosi ambienti di alta montagna a prevalenza rocciosa e spesso di sole sassaie dove “far ballare l’occhio” tra i propri piedi ed i segnali rosso-bianco qua e là. Non ricordo tratti dove sia possibile rilassarsi un po' fino a oltre i 55 km. Nel comune di Bivio ha termine la competizione più “corta” e vi si arriva dopo una lunga discesa che percorre anche dei magnifici pascoli fioriti. Con un taglio dell’erba limitato ai 30 cm necessari al passaggio, si può correre sentendosi come in quelle  pubblicità in cui una modella con un largo cappello passa accarezzando papaveri e spighe di grano al tramonto.

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Da qui in poi segue un lento e lungo discendere attraverso larghi sterrati o “mangia e bevi” di piccoli sentieri pieni di radici. Mi permetto di consigliare di fare attenzione alle svolte laterali quando si percorrono grandi strade principali, a volte possono scappare se si guarda solo avanti. Scendendo nettamente di quota, ricordo che già il giorno prima di aver pensato che sarebbe stata dura non evaporare lì ed invece siamo stati graziati da una rinfrescante pioggerellina. Diciamo che questo tratto potrebbe essere gradito da chi sa correre e da chi ha intelligentemente (non io) conservato un po' la gamba nei tratti precedenti, ma per chi ama l’alta montagna, la gara regina si conclude a Bivio.

 Sono presenti anche la 20 e 22 km, da percorrere soli o in coppia. Ai ristori non penso sia mancato nulla, sono presenti alimenti semplici e gel, I volontari sono distribuiti ovunque e sempre molto gentili, anche quando aspettano sulle cime con un temporale in arrivo.

In generale sono molto contenta di aver scoperto questi posti e penso che tornerò. Questa competizione mi ha messo davvero alla prova. Probabilmente non devo aver passato il test dell’acclimatamento, quello della salita, quello del recupero rapido tra una e l’altra delle mie cavolate e soprattutto quella della gestione della gara con un minimo di testa, ma è così che imparo di più: sbagliando e riprovandoci ancora mille volte.

Vorrei cogliere occasione per ringraziare organizzatori e volontari, sempre. Senza di voi, tutto questo non potrebbe esistere. Mi permetto però una piccola osservazione: la scatola di cerotti nel pacco gara mena una sfiga terribile.