100 MIGLIA DEL MONVISO, UN SOGNO PIEMONTESE

Testo di Maurizio Scilla

Ph. ©Stefano Jeantet

 

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Il primo week end di agosto ha avuto luogo l’edizione zero della “100 miglia del Monviso un test indispensabile a verificare ed eventualmente fare emergere le problematiche tecniche ed organizzative insite nel progetto in vista della edizione 1 che si correrà il prossimo anno.

La location scelta come luogo di partenza e arrivo, village e premiazioni è Saluzzo è uno dei borghi medievali meglio conservati del Piemonte, situato a 395 m, si trova ai piedi della Val Varaita e della Valle del Po, che porta al Monviso e alle sorgenti del fiume Po.

 

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La Fondazione Amleto Bertoni è l’organizzatore tecnico, Terres Monviso, Parco del Monviso, Comune di Saluzzo, Unione Valli Monviso e Unione Valle Varaita sono gli enti promotori.

Una ventina gli atleti invitati per questa edizione zero, tra i quali il pluricampione valtellinese Marco De Gasperi, sua moglie Elisa Desco, il valdostano Franco Collé e la sua compagna Giuditta Turrini e il campione di casa Paolo Bert.

Circa 160 km con 8000 m di dislivello positivo, con al centro, ovviamente, il Re di Pietra.

 

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Il via nel tardo pomeriggio di venerdì da Piazza Castello a Saluzzo, per percorrere poi tutta la Valle del Po e transitare in Francia attraverso il caratteristico il passaggio al “Buco di Viso”  una galleria scavata nella roccia nel 1490, lunga circa 75 metri. Si ritorna in Italia e sui sentieri della Val Varaita si ritorna alla base.

Il clima “torrido” ha costretto molti atleti al ritiro e solo in tre hanno portato a termine la massacrante prova. 23h30’ è il tempo impiegato dal bormino Marco De Gasperi, dopo 25h40’ arrivava il “local” Paolo Bert, mentre è 28h54’ il crono fatto registrare da Massimo Vanzetti, questi dati saranno importantissimi per poter organizzare al meglio l’edizione uno.

 

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CARLO DEGIOVANNI

 

Tu sei l'organizzatore del Tour Monviso Trail e Race, ci racconti com'è nata l'idea  di questa 100 miglia? 

Il fascino di percorrere, con tenuta sportiva, il periplo del Monviso ha le radici in quella domenica del 1987 quando si svolse per la prima volta il Giro del Monviso con partenza ed arrivo a Pontechianale in alta Valle Varaita. Erano gli albori delle maratone alpine: si svolse per due anni, il Giro del Monviso. La terza edizione fu devastata dalla decisione della Fidal di imporre la formula a staffetta perché la gara era troppo lunga! E con la staffetta morì il Giro del Monviso.

E’ rinato nel 2013 per volontà del Parco del Monviso che affidò alla Podistica Valle Infernotto il compito di allestire la prova: il nome divenne più “moderno” tradotto in Tour Monviso Trail ma il fascino tornò ad essere quello di un tempo ovvero il giro attorno al Re di Pietra. Da allora 7 edizioni che diventeranno 8 con il 2020.
A maggio 2019 il Comune di Saluzzo ed il Parco del Monviso furono contattati dai francesi di Serre Ponçon che proposero di abbinare due manifestazioni che coinvolgessero le parti francese ed italiana del Monviso. Nacque, così, l’idea di osare pensare più in grande provando a progettare un intero week end sportivo attorno al Monviso consistente in tre distinte prove: il Tour Monviso Trail, il Monviso Vertical Race ed appunto la 100 miglia del Monviso.

 

Ci descrivi il percorso?

Partenza ed arrivo sono previsti a Saluzzo (da non sottovalutare la visita al patrimonio artistico). La salita avviene in Valle Po con un percorso molto veloce fino a raggiungere Ostana (stupende ristrutturazioni delle antiche borgate) e Crissolo. Da quest’ultima località si sviluppa la parte tecnicamente più impegnativa rappresentata dal giro attorno al Monviso con transito nel francese Parco del Queyras che viene raggiunto attraversando il “Buco di Viso” (mt. 2850). Il ritorno in Italia avviene attraverso il Passo Vallanta da dove una lunga discesa porta gli atleti prima a conoscere la cembreta dell’Alevè e poi a Casteldelfino in Valle Varaita. Di lì il tracciato riprende il suo sviluppo piuttosto veloce transitando sulle creste sopra Sampeyre, Rore, la patria dei gemelli Dematteis, Brossasco e ritorno a Saluzzo.

 

Se dovessi con poche parole convincere un trailer a partecipare all'edizione 2021, che parole useresti?

Pur avendo, noi atleti, da sempre la consuetudine di osservare più la punta delle scarpe che l’ambiente che ci circonda mi sento in dovere di avvisare che il panorama che offre la catena del Monviso rischia di rallentare il passo a coloro che danno (troppa) importanza al cronometro.

 

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MARCO DE GASPERI

 

Al via non avevi intenzione di "spararti" tutti quei km, poi succede che un amico (vedi Franco Collé) si ritira e scatta dentro qualcosa, cosa e' successo?

Son partito cercando di fare quanti più km potessi, sapendo che avevo un’autonomia ridotta, non mi ero preparato di testa ma soprattutto fisicamente non avevo i km che mi sarei aspettato di avere a questo punto della stagione, un po’ complice il lavoro non ero in forma come avrei voluto essere. Però la cosa fondamentale è stata avere la testa libera, non avendo preoccupazioni per prossime gare. Per quanto riguarda il ritiro di Franco, eravamo insieme, gli è uscito un problema a cui soggetto, un problema che deriva dalla schiena e va a indurire la zona dell’adduttore. Gli ho consigliato di fermarsi per non peggiorare la situazione. A quel punto il tasso qualitativo si era abbassato, Bert aveva qualche problemino anche lui, mi sono sentito in dovere di proseguire per dare un segno nei confronti degli organizzatori, che avevano allestito un’edizione zero anche con atleti elite. Devo dire grazie a Elisa (Desco) e Giuditta (Turini) che mi hanno scortato durante la notte e mi hanno permesso di staccare un po’ con la testa e devo dire che mi sono anche divertito ed è stato il momento che mi è passato di più.

 

Da cosa sei rimasto più colpito?

Dal fatto che la 100 miglia è veramente interminabile, avevo corso 100 km nella mia vita, fino a quella distanza ci ero arrivato agevolmente. Gli ultimi 60 km mi hanno colpito in quanto a lunghezza, spossatezza, forse proprio perché non ero preparato, oltretutto la canicola del sabato è stata veramente opprimente, ho rischiato di non poter terminare la prova, perché c’erano zone dove non riuscivo ad abbeverarmi.

Sicuramente bisognerà tener conto che con temperature anomale come quelle che abbiamo trovato, il numero di ristori dovrà essere aumentato.

Ho notato anche che la popolazione della Valle Po ha risposto molto bene, sostenendo l’evento, soprattutto nelle ore notturne, mentre la Val Varaita è stata un pochino meno presente. La gente ha partecipato in maniera differente, ma credo che questo gap possa venir colmato da una maggiore comunicazione, inclusione nel progetto.

 

Cosa ci dici del percorso?

E’ abbastanza filante, con Franco si parlava della scorrevolezza di molti tratti che lasciano l’atleta correre senza grosse difficoltà. La sola parte che porta al “Buco di Viso” è più tecnica, è più “montagna”, quindi un percorso con una doppia identità.
La parte attorno al Monviso è da rifare di giorno, perché il Monviso è una montagna straordinaria, l’alta quota, l’avvicinarsi alle sue pendici, è estremamente emozionante.