Osticanmaledettogiove!
96km segna questo pataccone da polso color lime che dalla mezzanotte sostiene la sfida con la sottoscritta.
"Non ce la farai, donnina" , dice, col suo diabolico incedere liquido.
Di solito, uso gli orologi per conoscere il tempo, le ore, perché la lettura del sole risulta spesso difficile con le cornee incendiate di fatica e di sale (oltre al fatto che, bisogna dirlo, non lo so fare); ma questa volta mi lascio sedurre dal "tuiiit" che fa questo Luciferigno fluo e gli vendo l'anima dal primo chilometro.
ERRORE! Non lo farò mai più: sarebbe meno angosciante guidare bendati sull'A4 in stagione di mare...
Cento chilometri sono tanti anche senza doverli pensare, figurarsi lo sforzo che si deve fare per farceli entrare tutti in un orologio.
Un orologio verde, verde "lime".
Ma il Donnino macina strada e panini al formaggio, getta paure e stanchezza in pasto al buio di ortiche e falene. Gloriosamente guadagna il brodo di Recoaro Mille e sconfigge il male alle cosce riproponendo in loop isterico "Mimì sarà" di Francesco (De Gregori) , in salita, per scandire il passo.
"Per i miei occhi neri e i capelli, e i miei neri pensieeeeeriii..."
Per la discesa va bene Titanic, ché si sposa bene col senso di sfascio.
C'è un momento magico nelle cento chilometri. Arriva che sei stanco, e ti brilla l'anima come succede alle lampadine prima di esplodere. Poi solo il buio, una lastra nera d'incoscienza imperturbabile, una nebbia di sensazioni imprevedibili , nel mezzo della quale, spesso, vieni a conoscenza di verità profonde e insospettabili.
E vai, vai, vai...
Si, vai.
Finché non ti perdi.
E alla quarta volta che provi a tornare sulla retta via, lasciandoti sedurre da un uomo che dice "vieni con me, la conosco" e che invece ti porta a campi, nei campi, gli stessi fottuti campi per ben due volte, col satanasso al polso che grida NOVANTASEIIII e muore beffardo con la batteria...
Be', no: non vai più.
Game ove, boys. Guado di orchidee, spighe di gramigna e maledizioni all'orizzonte nascosto. Finalmente un riferimento timido, dalla pianura, ai campi aperti. Basta un secondo per capire di aver cannato bosco e...
E bon, si va fino al ristoro, si fa un "clack" con l'apertura della lattina di birra e si addetta il salame.
Altri dieci chilometri di asfalto puro non li reggo né con la gamba, né con la morale. Maledico i boschi di Monte di Malo e benedico la sedia di tela che accoglie le mie spoglie.
Masticando insaccati digerisco velocemente l'incazzatura e rido anche un po' della mia svista.
La geografia, Dolomica, la geografia...
Comunque, la gara è la 100 e lode, nel vicentino, gara bastarda dentro ma sempre ricca di perché.
Se vi capita, fatela: verrete a conoscenza di cose che voi umani...