Comunicato stampa
VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 2021
Tre gare, tanto pubblico… un grande spettacolo
Valmalenco Ultra Distance Trail, cronaca di un successo annunciato. Fine settimana di grande sport tra le montagne di confine tra Italia e Svizzera con tre gare battagliate dall’inizio alla fine. VUT 90k, 100 Miglia del Bernina e 35K per ripartire alla grande dopo un anno di top forzato. 500 eroi provenienti da una decina di nazioni, sono stati accolti da un pubblico sempre caloroso.
VUT LA GARA PRINCIPE DI UN LUNGO WEEK END DI CORSE IN NATURA:
la distanza di 90k si conferma la gara regina. Quella che, con i suoi quasi 200 runner al via e con un pubblico assai più numeroso, fa sognare e emozionare. Fuoco alle polveri a partire dalle 23.00 di venerdì, con i campanacci e le incitazioni del pubblico ad accompagnare gli atleti fino all’ingesso del bosco a Torre Santa Maria. Gara condotta per la sua quasi totalità da un brillantissimo Moreno Sala che ha stoppato l’orologio sul filo delle 14 ore, per la precisione 13h59’07’’.
Alle sue spalle Dino Melzani e Jimmy Pellegrini, arrivati insieme con il tempo di 14h34’28’’. Tra le donne ad avere la meglio è stata l’atleta di casa Laura Besseghini con il tempo di 16h16’21’’. Argento per l’altra sondriese della Valgerola Serena Piganzoli 17h41'18" terza si è invece piazzata Marta Moretti in 17h42'38" . Nella formula staffetta la più veloce è stata la squadra Team Inforlife formata da Fabio Congiu, Federico Caspani e Ivan Besseghini (13h02’33’’). Al femminile si sono invece imposte Francesca Galli, Elena Peracca e Stephanie Labruyere in 16h38'37".
100 MIGLIA UNA NEW ENTRY CHE HA RISCOSSO GRANDE SUCCESSO:
buona la partecipazione anche per la 100 miglia del Bernina, new entry 2021, che ha esordito giovedì 15 con partenza da Piazza Garibaldi a Sondrio alle ore 11 e si è conclusa al limite delle 60 ore disponibili, con l’arrivo dell’ultimo finisher a Caspoggio. Bel duello nella prima parte di gara tra Peter Kienzl, tra i favoriti, e lo svizzero Jonas Russi. È stato proprio quest’ultimo ad avere la meglio e a tagliare per primo il traguardo a Caspoggio fermando il cronometro a poco più di 24 ore dal via (24h20’10’’). Da evidenziare la super rimonta del locale Luca Schenatti che, giocando in casa e dimostrando grande maestria sul tecnico. Durante la notte ha sorpassato Kienzl, aggiudicandosi la seconda posizione con il tempo di 25h07’36’’. Il gigante Oliviero Bosatelli ha mantenuto la quarta posizione per l’intera gara, chiudendo in 26h21’54’’. Al femminile al contendersi l’oro e poi a chiudere la gara insieme, le strepitose Melissa Paganelli e Giulia Saggin. Un bell’esempio di spirito sportivo quello di queste due atlete, arrivate in 33h56’30’’. Terza piazza per Simona Colpo con 50h56’41’’.
ATLETI DI LIVELLO E GRIFFE D’AUTORE SULLA 35K:
alle 9 di sabato mattina, con la 100 miglia ancora in corso e la 90 chilometri in pieno svolgimento, è partita anche la 35 k. Grande trionfo in quest’ultima per il bormino campionissimo di corsa in montagna e skyrunning Marco De Gasperi, amatissimo e acclamato da tutto il popolo della VUT. Il fuoriclasse del team Scarpa ha chiuso in 3h43’ 58’’. Alle sue spalle Luca Arrigoni (3h50’ 34’’) e Giovanni Rossi (4h00’ 50’’). Per le quote rosa il podio è di Cecilia Pedroni (5h21’03’’), seconda piazza per Maria Eugenia Rossi (5h28’ 33’) e Raffaella Rossi a completarlo con i tempi di 5h31’30”.
VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 17/07/21
Moderatore: maudellevette
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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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- subliminalpop
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Re: VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 17/07/21
BREVE STORIA TRISTE DEL MIO PRIMO DNF
Un’ora prima del via raggiungo la zona di partenza, carico come un cammello (vista l’implementazione di ulteriore materiale obbligatorio degli ultimi giorni), per gustarmi quell’aria d’attesa che qui, per la prima volta quest’anno, sembra essere tornata ai livelli pre-Covid. Tanta gente, atleti e non, tanta eccitazione e tanti sorrisi.
PRIMO segnale: eppure mi sembra manchi qualcosa. Manca qualcosa, manca qualcosa…. ma cosa? Ops, mi sono scordato la sacca per Chiareggio in albergo (grazie Valeria!).
Controllo materiale obbligatorio, una delle prime volte che lo vedo fatto con criterio, ovvero prima di entrare in griglia. Piccola attesa di concentrazione al ritmo dei campanacci (bene) e musicaccia (come al solito, male). Un breve briefing (mi ripeterò come un mantra più avanti, quando ormai sarà troppo tardi, le parole di Mario Poletti: state attenti, questa è una gara che non concede di andare fuorigiri) e si parte: tra due ali di folla lungo la via principale di Chiesa in Valmalenco.
I primi 7k di falsopiano/discesa/piano scorrono rapidissimi.
SECONDO segnale: a una media inferiore ai 4:30/Km vedrò poi.
In giro c’è tanta gente e tutti, dai più anziani ai bambini, hanno una parola di incitamento o una mano da allungare per un cinque.
Si comincia a salire e le gambe, che normalmente sul primo strappo sento sempre un po’ imballate dopo il lancio a cannone, continuano invece ad andare sciolte e con un buon ritmo costante.
Del rifugio Cometti quasi non mi rendo conto e da lì al Bosio-Galli sembra un attimo. Un bicchiere di thé caldo, maglietta a maniche lunghe e via per la discesa che mi porterà alle pendici del famigerato Passo Ventina.
Prima di attaccare la salita mangio una barretta e mi rendo conto che, oltre forse a un paio di gel, non ho ingerito altro fino ad ora (TERZO segnale). Dopo una prima parte su “sentiero“ nella quale vado relativamente ancora bene, appena arriva la sezione a pietroni, mi sento improvvisamente senza forze. Mi ostino ad usare i bastoncini, spesso non capisco bene da quale parte sia la direzione giusta e più volte mi devo fermare qualche secondo per resettare la mia confusione. Arrivo in cima al Passo Ventina stremato e ringrazio chi mi ha aiutato a mettere i bastoncini nella faretra, senza di lui probabilmente oggi sarei ancora lì a fare il novello contorsionista.
In discesa si spegne di nuovo la luce, ma questa volta non in senso figurato, la frontale perde Lumen fino alla potenza minima e se già scendere da lì di notte sarebbe una bella impresa (anche per uno come me che ama le discese tecniche), così è un terno al lotto. Anche qui devo ringraziare un volontario che almeno per un pezzo mi indica il cammino con la sua potentissima luce da mille milioni (Ing. Cane Cit.) Lumen. Negli altri un po’ rallento, un po’ provo a stare dietro a qualche stambecco con le pile ancora cariche e tra qualche graffio e un paio di scivoloni arrivo al Rifugio Alpe Ventina dove finalmente ho un tavolone e un po’ di luce per cambiare le pile della mia frontale.
L’umore non è dei migliori, le condizioni fisiche nemmeno, ma la discesa fino a Chiareggio mi concede un po’ di recupero su entrambe le cose.
A Chiareggio mi cambio le calze (boh?!), prendo qualche altra barretta/gel dalla sacca (anche se ne ho ancora parecchi visto che non ho mangiato praticamente niente), rifiuto il cous cous (aridaje! Ma a mia parzialissima discolpa non avevo capito che era in brodo) e riparto.
Nel pezzo in piano prima dell’inizio della terza salita di giornata però capisco che no, il recupero di poco fa era solo una mera illusione. “Improvvisamente” mi fanno male i piedi, mi fa male la schiena e quando comincia il bosco, la frontale di nuovo non ne vuole sapere di illuminare la mia cors...il mio cammino (QUARTO segnale: il giorno dopo, riprovando, si accenderà al primo colpo).Un paio di rampe e la decisione diventa sembra più concreta. Quando nei pressi dell’Alpe Fora non ho più bisogno di un’ormai inutile frontale in testa, diventa definitiva: arrivo fino al Palù (dove dovrebbe esserci Valeria che si aspetta di vedermi passare “baldanzoso”) e mi ritiro.
Alle prime luci dell'alba mi concedo qualche foto e ammiro con calma lo stupendo paesaggio in cui ho il privilegio di trovarmi, se non altro mitiga la sensazione di disfatta post-decisione.
Nella prima parte di discesa dal Rifugio Longoni anche le scarpe sembrano voler rimarcare la mia stupida condotta di gara: ogni sputo d’acqua su roccia si trasforma in un potenziale allungo rischio crampi, se non peggio. Metto le ridotte, perché comunque tra un mese e mezzo c’è la CCC e perché va bene essere stupidi, ma deficienti patentati proprio no.
Palù e Valeria in vista, faccio il segno X con le braccia da lontano.
Sei sicuro? Mi chiede quando ormai l’ho raggiunta. Anche lei sembra non crederci.
Potrei continuare e finirla?, penso. Molto probabilmente sì
Eppure questa era una cosa che dopo la Royal Skymarathon di qualche anno fa mi ero ripromesso non sarebbe più successa. Dove sta il senso di intestardirsi per poi trovare solo sofferenza andando avanti? Da nessuna parte.
È deciso, mi ritiro senza (molti) rimpianti e per la prima volta non porterò a casa un pettorale.
Di lezioni da imparare ne ho tante, piano piano le sto metabolizzando tutte. Oggi, a quasi una settimana di distanza, mi sono soffermato su una in particolare: ritrovare lo spirito che mi porta a correre in montagna, ovvero la convinzione che è una delle cose che più mi rende felice. La ricerca della “performance” (ognuno ha la sua asticella) ci sarà sempre, ma non devo permettere che questa offuschi la parte più importante: il divertimento.
Tolte le mie dis-avventure: la gara è molto bella (immagino la seconda parte, alla luce del giorno, lo sia ancora di più), organizzata bene, balisata/segnata ottimamente e costellata da ristori (molti quelli non previsti) e da volontari come non ne vedevo da tempo.
Mani in alto per la VUT e il suo team.
Un’ora prima del via raggiungo la zona di partenza, carico come un cammello (vista l’implementazione di ulteriore materiale obbligatorio degli ultimi giorni), per gustarmi quell’aria d’attesa che qui, per la prima volta quest’anno, sembra essere tornata ai livelli pre-Covid. Tanta gente, atleti e non, tanta eccitazione e tanti sorrisi.
PRIMO segnale: eppure mi sembra manchi qualcosa. Manca qualcosa, manca qualcosa…. ma cosa? Ops, mi sono scordato la sacca per Chiareggio in albergo (grazie Valeria!).
Controllo materiale obbligatorio, una delle prime volte che lo vedo fatto con criterio, ovvero prima di entrare in griglia. Piccola attesa di concentrazione al ritmo dei campanacci (bene) e musicaccia (come al solito, male). Un breve briefing (mi ripeterò come un mantra più avanti, quando ormai sarà troppo tardi, le parole di Mario Poletti: state attenti, questa è una gara che non concede di andare fuorigiri) e si parte: tra due ali di folla lungo la via principale di Chiesa in Valmalenco.
I primi 7k di falsopiano/discesa/piano scorrono rapidissimi.
SECONDO segnale: a una media inferiore ai 4:30/Km vedrò poi.
In giro c’è tanta gente e tutti, dai più anziani ai bambini, hanno una parola di incitamento o una mano da allungare per un cinque.
Si comincia a salire e le gambe, che normalmente sul primo strappo sento sempre un po’ imballate dopo il lancio a cannone, continuano invece ad andare sciolte e con un buon ritmo costante.
Del rifugio Cometti quasi non mi rendo conto e da lì al Bosio-Galli sembra un attimo. Un bicchiere di thé caldo, maglietta a maniche lunghe e via per la discesa che mi porterà alle pendici del famigerato Passo Ventina.
Prima di attaccare la salita mangio una barretta e mi rendo conto che, oltre forse a un paio di gel, non ho ingerito altro fino ad ora (TERZO segnale). Dopo una prima parte su “sentiero“ nella quale vado relativamente ancora bene, appena arriva la sezione a pietroni, mi sento improvvisamente senza forze. Mi ostino ad usare i bastoncini, spesso non capisco bene da quale parte sia la direzione giusta e più volte mi devo fermare qualche secondo per resettare la mia confusione. Arrivo in cima al Passo Ventina stremato e ringrazio chi mi ha aiutato a mettere i bastoncini nella faretra, senza di lui probabilmente oggi sarei ancora lì a fare il novello contorsionista.
In discesa si spegne di nuovo la luce, ma questa volta non in senso figurato, la frontale perde Lumen fino alla potenza minima e se già scendere da lì di notte sarebbe una bella impresa (anche per uno come me che ama le discese tecniche), così è un terno al lotto. Anche qui devo ringraziare un volontario che almeno per un pezzo mi indica il cammino con la sua potentissima luce da mille milioni (Ing. Cane Cit.) Lumen. Negli altri un po’ rallento, un po’ provo a stare dietro a qualche stambecco con le pile ancora cariche e tra qualche graffio e un paio di scivoloni arrivo al Rifugio Alpe Ventina dove finalmente ho un tavolone e un po’ di luce per cambiare le pile della mia frontale.
L’umore non è dei migliori, le condizioni fisiche nemmeno, ma la discesa fino a Chiareggio mi concede un po’ di recupero su entrambe le cose.
A Chiareggio mi cambio le calze (boh?!), prendo qualche altra barretta/gel dalla sacca (anche se ne ho ancora parecchi visto che non ho mangiato praticamente niente), rifiuto il cous cous (aridaje! Ma a mia parzialissima discolpa non avevo capito che era in brodo) e riparto.
Nel pezzo in piano prima dell’inizio della terza salita di giornata però capisco che no, il recupero di poco fa era solo una mera illusione. “Improvvisamente” mi fanno male i piedi, mi fa male la schiena e quando comincia il bosco, la frontale di nuovo non ne vuole sapere di illuminare la mia cors...il mio cammino (QUARTO segnale: il giorno dopo, riprovando, si accenderà al primo colpo).Un paio di rampe e la decisione diventa sembra più concreta. Quando nei pressi dell’Alpe Fora non ho più bisogno di un’ormai inutile frontale in testa, diventa definitiva: arrivo fino al Palù (dove dovrebbe esserci Valeria che si aspetta di vedermi passare “baldanzoso”) e mi ritiro.
Alle prime luci dell'alba mi concedo qualche foto e ammiro con calma lo stupendo paesaggio in cui ho il privilegio di trovarmi, se non altro mitiga la sensazione di disfatta post-decisione.
Nella prima parte di discesa dal Rifugio Longoni anche le scarpe sembrano voler rimarcare la mia stupida condotta di gara: ogni sputo d’acqua su roccia si trasforma in un potenziale allungo rischio crampi, se non peggio. Metto le ridotte, perché comunque tra un mese e mezzo c’è la CCC e perché va bene essere stupidi, ma deficienti patentati proprio no.
Palù e Valeria in vista, faccio il segno X con le braccia da lontano.
Sei sicuro? Mi chiede quando ormai l’ho raggiunta. Anche lei sembra non crederci.
Potrei continuare e finirla?, penso. Molto probabilmente sì
Eppure questa era una cosa che dopo la Royal Skymarathon di qualche anno fa mi ero ripromesso non sarebbe più successa. Dove sta il senso di intestardirsi per poi trovare solo sofferenza andando avanti? Da nessuna parte.
È deciso, mi ritiro senza (molti) rimpianti e per la prima volta non porterò a casa un pettorale.
Di lezioni da imparare ne ho tante, piano piano le sto metabolizzando tutte. Oggi, a quasi una settimana di distanza, mi sono soffermato su una in particolare: ritrovare lo spirito che mi porta a correre in montagna, ovvero la convinzione che è una delle cose che più mi rende felice. La ricerca della “performance” (ognuno ha la sua asticella) ci sarà sempre, ma non devo permettere che questa offuschi la parte più importante: il divertimento.
Tolte le mie dis-avventure: la gara è molto bella (immagino la seconda parte, alla luce del giorno, lo sia ancora di più), organizzata bene, balisata/segnata ottimamente e costellata da ristori (molti quelli non previsti) e da volontari come non ne vedevo da tempo.
Mani in alto per la VUT e il suo team.
Re: VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 17/07/21
@subliminalpop applausi!
Da incorniciare:
“Di lezioni da imparare ne ho tante, piano piano le sto metabolizzando tutte. Oggi, a quasi una settimana di distanza, mi sono soffermato su una in particolare: ritrovare lo spirito che mi porta a correre in montagna, ovvero la convinzione che è una delle cose che più mi rende felice. La ricerca della “performance” (ognuno ha la sua asticella) ci sarà sempre, ma non devo permettere che questa offuschi la parte più importante: il divertimento.”
Da incorniciare:
“Di lezioni da imparare ne ho tante, piano piano le sto metabolizzando tutte. Oggi, a quasi una settimana di distanza, mi sono soffermato su una in particolare: ritrovare lo spirito che mi porta a correre in montagna, ovvero la convinzione che è una delle cose che più mi rende felice. La ricerca della “performance” (ognuno ha la sua asticella) ci sarà sempre, ma non devo permettere che questa offuschi la parte più importante: il divertimento.”
Re: VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 17/07/21
bellissime parole @subliminalpop.
è vero una parte "agonistica" rimarrà sempre in noi, ma il correre con il sorriso e provare quelle sensazioni di felicità e libertà sono fondamentali.
venerdì sera ero alla partenza (da spettatore), a 2 anni di distanza ritornare in un clima così è stato davvero emozionante!
sabato poi sono partito per la 35 (alla fine sono usciti 39km), percorso molto corribile, tantissimo tifo dall'inizio alla fine. Ancora una volta prestazione del Dega impressionante (3,44h tempo finale)
un applauso e ringraziamento a tutta l'organizzazione e volontari della Valmalenco!
è vero una parte "agonistica" rimarrà sempre in noi, ma il correre con il sorriso e provare quelle sensazioni di felicità e libertà sono fondamentali.
venerdì sera ero alla partenza (da spettatore), a 2 anni di distanza ritornare in un clima così è stato davvero emozionante!
sabato poi sono partito per la 35 (alla fine sono usciti 39km), percorso molto corribile, tantissimo tifo dall'inizio alla fine. Ancora una volta prestazione del Dega impressionante (3,44h tempo finale)
un applauso e ringraziamento a tutta l'organizzazione e volontari della Valmalenco!
Re: VALMALENCO ULTRA DISTANCE TRAIL 17/07/21
Riflessione interessante.
Si potrebbe sintetizzare dicendo che è quasi sempre una ricerca di equilibrio fra le varie istanze in conflitto fra loro.
"Pisicologia" da quattro soldi
Si potrebbe sintetizzare dicendo che è quasi sempre una ricerca di equilibrio fra le varie istanze in conflitto fra loro.
"Pisicologia" da quattro soldi