Una curiosità: ma per allenare una gara del genere quanto km fate a settimana e i lunghi di quanto sono??
Grazie
Andrea
P.S.: io sarò già tanto tanto contento se riuscirò a finire la Maratona Alpina, che è circa la prima metà della TDH....
Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Moderatore: maudellevette
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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Credo che tutto dipenda da te e da quanto sei pronto a ....tribolare.AndreaPD ha scritto:Una curiosità: ma per allenare una gara del genere quanto km fate a settimana e i lunghi di quanto sono??
Grazie
Andrea
P.S.: io sarò già tanto tanto contento se riuscirò a finire la Maratona Alpina, che è circa la prima metà della TDH....
Io per esempio credo di allenarmi poco, nel 2016 ho fatto finora 700 km e circa 50000 m di D+. 1 lungo di 55 km (ritiro alla DXT). Per finire la TDH ho smoccolato parecchio ma c'è da dire che non ho particolari velleità
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Gara stupenda,organizzata in maniera pazzesca volontari stupendi percorso fantastico bellissima la luna piena che cia seguita tutta la notte alla prossima edizione grazie a tutti 
- Michelozzo
- Messaggi: 748
- Iscritto il: 06/09/2010, 16:09
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Eccomi.
Tornato per la seconda volta dopo l'edizione caldissima del 2013.
Corsa come sempre ben organizzata, e anche più fresca rispetto al 2013.
Tornato per la seconda volta dopo l'edizione caldissima del 2013.
Corsa come sempre ben organizzata, e anche più fresca rispetto al 2013.
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
LA MIA, LA NOSTRA TRANS D'HAVET
La parte più dura è quel brevissimo tratto che ti separa dal divano alla porta di casa. Questo dice Alessandro Grainer, ed è la verità. Decidere di alzarsi, mettersi le scarpette e imboccare l’uscio di casa per andare ad allenarsi - a correre - è l’Impresa. Tanto più difficile quando fuori fa freddo o fa troppo caldo, è mattino presto e potresti rimanere tra le lenzuola oppure è sera ed hai una giornata di lavoro sulle spalle, o salti il pranzo per faticare sotto la pioggia.
Però, se ci riesci, il premio che ti potrebbe spettare è un altro brevissimo tratto: quello che ti separa dall’angolo di Piazza Roma all’ingresso di Piazza del Comune: gli ultimi decametri della Trans d’Havet. Questo brevissimo spazio diventa lungo, ed espande il tempo. Non già per la stanchezza, anzi, la stanchezza evapora e ci sente leggeri, come in volo, con il cuore che scoppia di battiti di emozione.
In quei metri, infatti, non capisci più nulla. La testa cade in estasi e si riempie di tante cose, tutte assieme, come un vulcano in eruzione. Le immagini che scaturiscono dal subconscio si accavallano a velocità straordinaria. Immagini di te e della tua vita, belle e brutte. Rivedi la stella cadente che ha illuminato il cielo del Summano, e ti rivedi mentre correvi verso la casa in fiamme. Percepisci l’odore di interminabili notti trascorse in una corsia di ospedale, quando ti dicevano che non avresti corso o volato mai più. E poi ti senti la meravigliosa sensazione di quando inizia a mancarti la terra sotto ai piedi, mentre decolli in parapendio. Pensi alle tue figlie da piccole, ed al tatto della loro pelle sulla tua guancia. All’amico Max che non c’è più, all’allegra risata di zia Clarice. Immagini le facce dei tuoi amici, alcuni dei quali sono lì ad aspettarti. Pensi a chi è venuto ad accompagnarti alla partenza, la notte prima, e alla sua premurosa veglia sul tuo cammino e pensi a chi ha cercato di smontarti con i suoi “chi te lo fa fare?!” ma tu: "guardami, sono qui, sono arrivato" . In un solo istante, pensi a tutto ciò e molto altro, e al contempo non pensi realmente a nulla. Le emozioni si rincorrono e si accavallano. Ti viene da piangere, ma hai voglia di ridere. Ed infatti ridi, con la faccia ebete.
Non c’è spazio per la razionalità. Ma hai una consapevolezza semplice: hai imparato che se riesci a superare quella distanza che separa il divano dalla porta di casa, se fai quel primo difficile passo, allora ce la puoi fare. I tuoi limiti si espandono e sposti i confini. Essi dipendono da te e dalla tua capacità di alzarti, stringere i denti e andare. Oggi, domani e dopodomani … solo un centimetro in più, un metro più in alto. Uno ogni giorno, poco a poco, sino alla fine, sino al traguardo. Ciò che un anno prima era impossibile, ora è storia: la storia delle tua grande avventura della Trans d’Havet.
Ed allora, in un attimo e solo per un attimo, ti senti felice e orgoglioso di te stesso. Ti porti dentro l’alba che sorge sul Pasubio e sei sicuro che domani sarà bellissimo, qualunque cosa succeda e qualsiasi sia la salita da percorrere. Quell’alba ormai fa parte di te.
La Trans d’Havet ti insegna che, arrivato in cima a Bocchetta Fondi, quando finalmente sei convinto che il peggio sia ormai passato, invece c’è la grandine a darti frustate gelide in faccia e rovesciarti litri di acqua gelida dentro alle scarpe. Ma ti insegna che non devi mollare, ma devi tirare dritto per la tua strada, verso cima Carega. Ti insegna che, terminata la salita ed il temporale, quando inizia la facile e gloriosa discesa, e finalmente tiri il fiato pensando che “ormai è fatta”, basta ignorare una piccola radice bagnata sul sentiero, per ritrovarti steso a terra nel fango. Ti insegna che se cadi e fa male, non importa, ti rialzi e parti, come quando ti sei alzato decine di volte dal divano. E Pensi che se salire è dura, scendere non è poi così semplice e senza pericoli.
Ti rendi conto che non serve a nulla fare la salita con la speranza che arrivi presto la discesa successiva a premiarti per la fatica fatta, perché nulla è privo di sofferenza. Eppure capisci la cosa essenziale: che l’unica alternativa è quella di essere sempre vivo, di godere della salita così come della discesa. Perché se tieni lo sguardo fisso sul sentiero, il dolore e la fatica si fanno sentire, ed il tempo trascorre lento e crudele, senza senso. Eppure, se solo sei capace di alzare ogni tanto lo sguardo, il bello è dappertutto, anche nei volti dei tuoi compagni di avventura (perfino di Alvin) e ti è data l’opportunità di gioirne, di riempirti l’anima e sentire la forza della vita che crea energie che nemmeno sospettavi esistessero. Superi i tuoi limiti, che si espandono oltre quelli che credevi essere i tuoi confini. Questo è ciò che ho imparato dalla Trans d’Havet. Se stai sul divano e dai retta a quelli del “chi te lo fa fare”, puoi ugualmente intendere tutto ciò ma, se non corri per davvero la tua Trans d’Havet, con le tue gambe, ciò che hai inteso non diventerà ciò che sei. La TDH è un'avventura che non racconti, la vivi e diventa te stesso.
La parte più dura è quel brevissimo tratto che ti separa dal divano alla porta di casa. Questo dice Alessandro Grainer, ed è la verità. Decidere di alzarsi, mettersi le scarpette e imboccare l’uscio di casa per andare ad allenarsi - a correre - è l’Impresa. Tanto più difficile quando fuori fa freddo o fa troppo caldo, è mattino presto e potresti rimanere tra le lenzuola oppure è sera ed hai una giornata di lavoro sulle spalle, o salti il pranzo per faticare sotto la pioggia.
Però, se ci riesci, il premio che ti potrebbe spettare è un altro brevissimo tratto: quello che ti separa dall’angolo di Piazza Roma all’ingresso di Piazza del Comune: gli ultimi decametri della Trans d’Havet. Questo brevissimo spazio diventa lungo, ed espande il tempo. Non già per la stanchezza, anzi, la stanchezza evapora e ci sente leggeri, come in volo, con il cuore che scoppia di battiti di emozione.
In quei metri, infatti, non capisci più nulla. La testa cade in estasi e si riempie di tante cose, tutte assieme, come un vulcano in eruzione. Le immagini che scaturiscono dal subconscio si accavallano a velocità straordinaria. Immagini di te e della tua vita, belle e brutte. Rivedi la stella cadente che ha illuminato il cielo del Summano, e ti rivedi mentre correvi verso la casa in fiamme. Percepisci l’odore di interminabili notti trascorse in una corsia di ospedale, quando ti dicevano che non avresti corso o volato mai più. E poi ti senti la meravigliosa sensazione di quando inizia a mancarti la terra sotto ai piedi, mentre decolli in parapendio. Pensi alle tue figlie da piccole, ed al tatto della loro pelle sulla tua guancia. All’amico Max che non c’è più, all’allegra risata di zia Clarice. Immagini le facce dei tuoi amici, alcuni dei quali sono lì ad aspettarti. Pensi a chi è venuto ad accompagnarti alla partenza, la notte prima, e alla sua premurosa veglia sul tuo cammino e pensi a chi ha cercato di smontarti con i suoi “chi te lo fa fare?!” ma tu: "guardami, sono qui, sono arrivato" . In un solo istante, pensi a tutto ciò e molto altro, e al contempo non pensi realmente a nulla. Le emozioni si rincorrono e si accavallano. Ti viene da piangere, ma hai voglia di ridere. Ed infatti ridi, con la faccia ebete.
Non c’è spazio per la razionalità. Ma hai una consapevolezza semplice: hai imparato che se riesci a superare quella distanza che separa il divano dalla porta di casa, se fai quel primo difficile passo, allora ce la puoi fare. I tuoi limiti si espandono e sposti i confini. Essi dipendono da te e dalla tua capacità di alzarti, stringere i denti e andare. Oggi, domani e dopodomani … solo un centimetro in più, un metro più in alto. Uno ogni giorno, poco a poco, sino alla fine, sino al traguardo. Ciò che un anno prima era impossibile, ora è storia: la storia delle tua grande avventura della Trans d’Havet.
Ed allora, in un attimo e solo per un attimo, ti senti felice e orgoglioso di te stesso. Ti porti dentro l’alba che sorge sul Pasubio e sei sicuro che domani sarà bellissimo, qualunque cosa succeda e qualsiasi sia la salita da percorrere. Quell’alba ormai fa parte di te.
La Trans d’Havet ti insegna che, arrivato in cima a Bocchetta Fondi, quando finalmente sei convinto che il peggio sia ormai passato, invece c’è la grandine a darti frustate gelide in faccia e rovesciarti litri di acqua gelida dentro alle scarpe. Ma ti insegna che non devi mollare, ma devi tirare dritto per la tua strada, verso cima Carega. Ti insegna che, terminata la salita ed il temporale, quando inizia la facile e gloriosa discesa, e finalmente tiri il fiato pensando che “ormai è fatta”, basta ignorare una piccola radice bagnata sul sentiero, per ritrovarti steso a terra nel fango. Ti insegna che se cadi e fa male, non importa, ti rialzi e parti, come quando ti sei alzato decine di volte dal divano. E Pensi che se salire è dura, scendere non è poi così semplice e senza pericoli.
Ti rendi conto che non serve a nulla fare la salita con la speranza che arrivi presto la discesa successiva a premiarti per la fatica fatta, perché nulla è privo di sofferenza. Eppure capisci la cosa essenziale: che l’unica alternativa è quella di essere sempre vivo, di godere della salita così come della discesa. Perché se tieni lo sguardo fisso sul sentiero, il dolore e la fatica si fanno sentire, ed il tempo trascorre lento e crudele, senza senso. Eppure, se solo sei capace di alzare ogni tanto lo sguardo, il bello è dappertutto, anche nei volti dei tuoi compagni di avventura (perfino di Alvin) e ti è data l’opportunità di gioirne, di riempirti l’anima e sentire la forza della vita che crea energie che nemmeno sospettavi esistessero. Superi i tuoi limiti, che si espandono oltre quelli che credevi essere i tuoi confini. Questo è ciò che ho imparato dalla Trans d’Havet. Se stai sul divano e dai retta a quelli del “chi te lo fa fare”, puoi ugualmente intendere tutto ciò ma, se non corri per davvero la tua Trans d’Havet, con le tue gambe, ciò che hai inteso non diventerà ciò che sei. La TDH è un'avventura che non racconti, la vivi e diventa te stesso.
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Wow!!!Messaggioda lucafly » oggi, 10:10
LA MIA, LA NOSTRA TRANS D'HAVET.....
Uno dei più bei racconti "di corsa" che abbia mai letto in vita mia!
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Grande Luca! Grazie per aver rinnovato il ricordo di questa gara, dopo un po' di tempo. E pensare che sono reduce proprio da ieri sera dalla cena dei volontari della Trans...
Ci arriverò anch'io a provare questa avventura, il prossimo anno. Dopo l'infortunio che ti fa stare fermo dei mesi, e quando ricominci a correre hai le gambe dure come cemento e il fiato ti brucia come sangue rovente nei polmoni, e pensi "ho perso i superpoteri!" e quanta fatica dimenticata ti trovi a patire! E poi arrivi a fare la "corta" della Trans, e l'anno dopo ancora una volta. Adesso mi rimane il passo più lungo, e poi andrà come deve andare, ma quegli ultimi decametri sono lì che mi aspettano e ho intenzione di godermeli, anche se arriverò strisciando e merdultimo in classifica, come dice un nostro amico comune...
Ci arriverò anch'io a provare questa avventura, il prossimo anno. Dopo l'infortunio che ti fa stare fermo dei mesi, e quando ricominci a correre hai le gambe dure come cemento e il fiato ti brucia come sangue rovente nei polmoni, e pensi "ho perso i superpoteri!" e quanta fatica dimenticata ti trovi a patire! E poi arrivi a fare la "corta" della Trans, e l'anno dopo ancora una volta. Adesso mi rimane il passo più lungo, e poi andrà come deve andare, ma quegli ultimi decametri sono lì che mi aspettano e ho intenzione di godermeli, anche se arriverò strisciando e merdultimo in classifica, come dice un nostro amico comune...
Re: Trans D'Havet cinque (Vi) 23.07.16
Mircuz, ce la farai al 100%! secondo i medici io non avrei potuto più correre... dopo anni di fermo totale ho fatto i miei primi 5 km esattamente 1 anno e 1 mese prima della TDH. Il prossimo anno mi aspetterai all'arrivo con la birra in mano!
grazie Silanas!
grazie Silanas!